Teatro ’80

Associazione Teatrale

Anno di fondazione: 1980
Sede: Orsogna (CH)
Cap: 66036
Indirizzo: Contrada Fontana, 1
Telefono: 3478854681
Email: teatro80orsogna@gmail.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/groups/276618410899/
Generi: Teatro classico e moderno
Lingua: Italiano

Il “Teatro ‘80” è nato nel 1980 per conoscere e rappresentare i testi classici e moderni della letteratura teatrale, per pensare a nuove forme di espressione, per studiare ed approfondire nuove tecniche di recitazione, di regia e di allestimento.
In questi anni ha portato in scena opere di autori italiani e stranieri (Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo, Natalia Ginzburg, Molière, Tennessee Williams, Arthur Miller, John Osborne, Ray Cooney, Neil Simon) partecipando a rassegne e manifestazioni.
Nel 1990 è stato in America ospite dei concittadini di Boston e della “Dante Society” di Cambridge (Massachusetts).
Contemporaneamente ha svolto una intensa attività di ricerca teatrale che ha prodotto alcune iniziative e dei lavori molto particolari:
Un altro giorno” (giornata tipo di un giovane anni ’90), “Frammenti d’amore”, “A me piace Shakespeare”, “Sogno di una notte di mezza estate… forse!!!”, “Ferite a morte” (liberamente tratto dal libro di Serena Dandini), “Serata Donna”, “O Falce di Luna Calante” (Gabriele D’Annunzio), “Il Mondo Infinito di Leopardi”.


In repertorio

   


L’intervista al presidente

Riccardo Caniglia, direttore artistico del Teatro ’80 di Orsogna (CH), dice di sé stesso:
“Sono nato nel 1950 e ho avuto da sempre una grande passione per il teatro. Da ragazzo ho letto molti testi teatrali che trovavo nella biblioteca comunale e le edizioni economiche che riuscivo ad acquistare con i miei risparmi (il mondo digitale era ancora lontano da venire), sognando di poterli rappresentare un giorno in un  teatro pieno di gente. Mi sono innamorato subito di Shakespeare, anche se il mio primo impatto visivo con questo genio è stato, come dire, un po’ “traumatico”. Negli anni sessanta la RAI dedicava il venerdì alla prosa e in una di queste serate mi ricordo di avere visto “Amleto” e, in particolare, il monologo “Essere o non essere..” recitato dal grande Vittorio Gassman con il teschio in mano, in una scenografia molto buia, una ambientazione tetra, fosca e mi sono spaventato tantissimo. Avevo dodici, tredici anni! Ma questa paura invece di provocare una sorta di rigetto, ha sortito l’effetto contrario, ha acceso la mia passione per questo magnifico autore: Amleto, Mercuzio, Prospero e tanti altri personaggi shakespeariani mi hanno stregato. Non ho mai recitato Shakespeare (un’opera intera, intendo) per una forma di rispetto, un riguardo, l’ho sempre ritenuto troppo grande per le mie capacità, ma mi ha affascinato, mi ha conquistato. L’ho fatto entrare in due, tre allestimenti in punta di piedi, dalla porta di servizio, una citazione, un sonetto, un dialogo, un breve monologo, un pezzo messo lì per caso, a volte con un pretesto, senza clamore, quasi nascondendolo in mezzo ad altri autori.
Ho recitato per la prima volta, davanti ad un pubblico, nel 1969 con una piccola parte in una commedia musicale. In seguito un po’ di teatro dialettale e qualche commedia in lingua. Nel 1980 con un gruppo di amici abbiamo dato vita al “Teatro ‘80” e da allora non ho più smesso. Sono, da quasi quarant’anni, il direttore artistico di questa compagnia e svolgo il doppio ruolo di regista e attore, ma se fossi costretto a scegliere tra l’uno e l’altro sceglierei sicuramente di recitare.”

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la Compagnia e per quali scopi è nata?
Il Teatro ’80 è nato trentotto anni fa, con un progetto forse ambizioso: far conoscere i testi classici e moderni della letteratura teatrale con una rilettura tutta nostra, personale, fatta di contaminazioni con altre forme artistiche. Per studiare e creare allestimenti innovativi, credibili, veri. Ma soprattutto per la passione e l’amore per il teatro di un gruppo di amici e che grazie a questo mondo magico ha ampliato e rafforzato questo rapporto. Il teatro per noi è un mezzo (non un fine) per comunicare con il pubblico. Un pretesto per stare insieme, per occupare in modo utile e sereno il tempo libero, per socializzare, stare in mezzo alla gente, la necessità di avere nuovi rapporti di amicizia. E, soprattutto, perché ci piace! E’ una “malattia” che ci ha contagiato, che si è cronicizzata, che ha aggredito il nostro corpo, ha invaso la nostra mente, ma non ci fa paura, da essa non vogliamo guarire e, parafrasando Leopardi: “Il naufragar ci è dolce in questo male”.   Il periodo più bello è sicuramente quello delle prove anche se, a volte, ci sono discussioni e scambi di idee anche molto accesi, ma lasciano il tempo che trovano, grazie a quel “contagio” di cui sopra. Sono i giorni che si rimpiangono di più alla fine della preparazione di uno spettacolo. Mentre la sera della “prima” è come se fosse l’ultimo giorno di scuola.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare?
Le difficoltà economiche, prima di tutto. La mancanza di spazi, non tanto nel nostro paese che ha un bel teatro e una struttura comunale da usare per le prove, ma farsi conoscere al di fuori di una piccola realtà come la nostra non è facile. Portare in giro uno spettacolo è problematico. Le opportunità per esibirsi sono sempre di meno, le rassegne diminuiscono e i gruppi aumentano, i tagli degli Enti Pubblici alla cultura sono ormai delle voragini. Affittare un teatro ha costi proibitivi e il recupero delle spese, con solo il prezzo del biglietto, è sempre una scommessa. Per non parlare di laboratori e corsi di formazione che sono fondamentali per migliorarsi (non bisogna mai accontentarsi, compiacersi, credere di essere arrivati) ma costano tanto e non sono sempre accessibili. Il teatro amatoriale, soprattutto quello in lingua, dalle nostre parti non ha molta visibilità, le compagnie dialettali, indubbiamente, sono più avvantaggiate, giocano facile. In questi anni abbiamo portato in scena diversi autori, adattamenti da Leopardi, D’Annunzio, Brecht, Shakespeare, Eduardo De Filippo, testi liberamente tratti da scrittori contemporanei, ma c’è sempre stata una certa prevenzione nei nostri confronti, un certo pregiudizio e non è stato facile trovare uno spazio per far conoscere la nostra identità culturale e spesso il nostro modo di vedere il teatro è stato scambiato per presunzione.

In che modo, in base alla sua esperienza, queste difficoltà possono essere superate?
Continuando a “fare” il nostro teatro, senza snaturare i nostri principi, senza forzature, facendo quello in cui abbiamo sempre creduto. Lavorando sulla recitazione, sui testi. Senza farci influenzare dalle mode o dalle difficoltà. Eravamo consapevoli di quello che ci aspettava quando, nel 1980, abbiamo cominciato questa bella avventura, eravamo pieni di dubbi, sapevamo che non sarebbe stato facile portare avanti le nostre idee, che avremmo trovato ostacoli sulla nostra strada, di ogni genere, tanta diffidenza, ma soprattutto difficoltà economiche. Luci, audio, scenografie, costumi, pubblicità hanno costi elevati e finora siamo riusciti a gestirli grazie a quel poco che avanza dagli incassi delle nostre rappresentazioni, con qualche sponsorizzazione privata o autofinanziandoci quando serve. Riciclando vecchie scene e facendo allestimenti essenziali, minimalisti, quando è possibile, che si adattano al nostro tipo di teatro. Cercando di offrire al pubblico spettacoli sempre nuovi, con messe in scena originali e sperando di migliorare, con lo studio e con l’impegno, la qualità di quello che presentiamo.

Cosa sogna, un presidente, per la sua Associazione?
Un ricambio generazionale, l’arrivo di nuovi attori, di giovani che possano dare vitalità e continuità alla compagnia, visto che il gruppo fondatore sta diventando sempre più “maturo”. Non è facile perché molti di quelli che si avvicinano al nostro teatro rimangono con noi per qualche stagione ma, per motivi di studio o di lavoro, ad un certo punto sono costretti ad andare via, perché la nostra è una piccola cittadina che non dà molte possibilità, e così ogni volta bisogna ricominciare da capo. Naturalmente vogliamo avere ancora tante soddisfazioni, cercare nuove sfide e vincerle, scoprire nuove vie e percorrerle fino in fondo. Avere fiducia nelle proprie capacità, guardare avanti, cercando sempre il meglio con impegno, passione, entusiasmo. Emozionarci e creare emozioni, ma soprattutto divertirci. Recitare è come un gioco. E non è un caso che in Francia si dica jouer e in Inghilterra to play.


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