Nicola Pegoraro

Svolge attività teatrali amatoriali da alcuni anni.
È autore di testi, prevalentemente comici, che vengono allestiti da compagnie amatoriali con gradimento del pubblico.
Ha scoperto la passione per il teatro all’età di 17 anni, da allora non ha mai smesso di praticare questa attività giocando nei vari ruoli di attore, regista ed autore.
Ha lavorato spesso con scuole in attività didattiche con ragazzi dalle primarie alle secondarie, realizzando anche vari lungometraggi.
È disponibile ad effettuare modifiche o adattamenti ai suoi testi per adeguarli alle necessità di chi recita.
Olre alle commedie teatrali ha pubblicato i seguenti libri:
“Diario di un Capocomico”, rapido corso teatrale per chi vuole diventare un animale da palcoscenico. Reperibile su Amazon.
“ALLUXINATI, fuga dalla provincia” CIESSE edizioni, romanzo divertente e irriverente sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Storia di un gruppo di ragazzi che cercano una via di fuga dalla provincia dedicando le loro energie al teatro. Riusciranno a girare l’Europa e cercheranno di vivere del loro talento, senza riuscirci.
Reperibile in Amazon o presso le librerie.

Posizione SIAE: 99384
Generi: Commedia brillante
Dialetto utilizzato: Veneto
Copioni anche in italiano: Sì
email: nicopeg@gmail.com
Canale youtube nicopeg

I COPIONI

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BUONA LA PRIMA
Atto unico
Personaggi: 7 M, 4 F
Lingua: Italiano/Dialetto veneto

Si tratta di uno spettacolo teatrale sul teatro, ovvero le avventure e disavventure che precedono una rappresentazione. Ecco quindi il regista in conflitto con i tecnici, attori in ritardo e prime donne pretenziose oppure eccessivamente agitate.

Frutto di appunti scritti durante le reali repliche di un gruppo teatrale. Aneddoti raccolti e incasellati per costruire uno spettacolo comico che prende in giro gli stessi teatranti.

DEI OSPITAL
Atti: 2
Personaggi: 7 M, 5 F
Lingua: Italiano/Dialetto Veneto

In “Dei Ospital” si narrano le avventure/ disavventure dell’ agreste famiglia Masato a contatto con il mondo del pronto soccorso, o meglio del “DEI OSPITAL”, come dicono loro. Un semplice ricovero per un problemino a un’unghia del piede diventa incontro/scontro con caricature del mondo ospedaliero. In “DEI OSPITAL” vivono personaggi quali: la capoinfermiera zitella che nel cuore si sente ancora “cavallina storna”; gli inservienti pasticcioni; un frate preoccupato di pregare per le sofferenze altrui; un dottore con una improbabile relazione che tenta goffamente di mascherare con improponibili nuove terapie. Questo piccolo mondo ruota con ritmo incalzante attorno alla famiglia Masato che subisce e non comprende, perdendosi nei labirinti medici ma che alla fine trova una via di salvezza in una cura omeopatica di forte tradizione veneta, il vino.

I CIUCIAGAINE
Atti: 2
Personaggi: 6 M, 6 F
Lingua: Dialetto Veneto

Qualcuno dice che i vampiri non esistono più, nulla di più sbagliato e falso. Esistono e cercano di vivere in mezzo a noi. Certo che a succhiar sangue di verginelle è sempre più difficile, quindi ci si adegua alle galline del pollaio vicino a casa. Poi bisogna cercare i turni di notte che il sole si sa uccide i vampiri. Così le figlie maggiori lavorano in discoteca e portano a casa i loro amici D.J.. Sarà che sono tonti di suo, o sordi per la discoteca ma confondono l’urna della mogliettina del nonno morta, per l’urna della cocaina. Quindi organizzano un furto e si sniffano la vecchia. E il resto? Bisognerà leggere il copione per capirlo.

IL MALATO IMMAGINATO
Atti: 2
Personaggi: 6 M, 7 F
Lingua: Dialetto Veneto

Lo spettacolo teatrale Il Malato IMMAGINATO è un omaggio a Molière.

Si tratta di una commedia nuova che, pur mantenendo la trama de “il Malato immaginario”, ne modifica profondamente la struttura narrativa. Cambia anche i personaggi, aggiungendone alcuni e togliendone altri.

Si possono cogliere riferimenti ad altre commedie di Molière, quali “L’Avaro” e sono stati inseriti dei ruoli dialettali e molte situazioni nuove.

Il dialetto consente giochi di parola che arricchiscono le situazioni sceniche di contemporaneità, e ci avvicinano alle vicende dei personaggi che sentiamo più prossimi.

Si sono inserite molte situazioni divertenti generate dall’uso macchine comiche, quali il “Clistostepometro Alare”, avvicinando la commedia di Molière alla nostra Commedia dell’Arte a lui molto cara.

La scena si presenta essenziale, un unico oggetto, la poltrona di Argante che rappresenta tutto il suo mondo, infatti è un oggetto “mutaforma” che diviene all’occorrenza trono, panca, paravento, podio e addirittura tomba. Con semplici manovre, la struttura in legno si adegua alle esigenze sceniche.

Si è volutamente evitato facili giochi bucolici che la trama consentiva, quindi anche il clistere viene rappresentato e messo in scena quasi fosse un balletto, cercando giochi umoristici non gravati dalla situazione.


JAVOL SACRANON!
Atti: 2
Lingua: Dialetto Veneto

La commedia “Javol Sacranon” è un’opera a metà tra il serio e il faceto, la realtà e la fantasia.

Uno scienziato, di madre ariana e di padre veneto (da cui il titolo “Javol Sacranon!”), con lo scopo di diventare puro ariano, progetta una macchina transgenica in grado di trasformare le persone e quindi diventare tanto “Javol” e poco “Sacranon”. Ma prima di provarla su se stesso, necessita di alcune cavie, che si sottopongono, ahimè loro malgrado, al trattamento. Solo che qualcosa va storto, soprattutto per la famiglia Masato che sono molto, ma molto “Sacranon”.

La commedia trae spunto da alcuni argomenti di attualità, per riderci su bonariamente e rassicurare il pubblico: c’è la macchina transgenica che sistema tutto!

L’OMO NON POE SE LA DONA NON VOE
Atti: 2
Personaggi: 5 M, 6 F
Lingua: Dialetto Veneto

Avere una figlia da maritare può essere un buon investimento e allora ci si rivolge a che è competente. Ecco il sensaro basti piazza che “snasato” L’affare si propone lestamente. Peccato che il giovine sposo sia alquanto lontano dai desideri della figlia da maritare. Neanche l’intervento del parroco può mitigare la furente fanciulla. I tentativi per far combinare le nozze si ripetono in un crescendo ma, come anticipato dal titolo, l’omo nol poe se la dona non voe.

Commedia ambientata in una corte contadina dove si evocano i personaggi tipici delle nostre corti e della cultura rurale.

MARCIA PATRIMONIALE
Atto Unico
Personaggi: 12 M (min. 5 attori), 5 F (min. 4 attrici)
Lingua: Italiano

Ference Molnar è noto per essere l’autore de “I ragazzi della via pal”. Nel 1929 scrisse un atto unico con 25 personaggi dal titolo “Egy, kettő, három”. Si trattava di una commedia giocata sul ritmo sempre crescente.

Nel 1961 il regista Billy Wilder fece un film dal titolo “ One, Two, Three” ispirato al testo di Molnar.

Anche questo film è giocato sul ritmo crescente ed incalzante.

A queste due opere mi sono ispirato per scrivere un testo teatrale con 12 personaggi maschili e 5 personaggi femminili. L’intenzione è di far interpretare questi ruoli ad attori che, con continui cambi di costume, possano costruire tutti i personaggi richiesti. La commedia, si può realizzare con un minimo di 5 uomini e 4 donne.

Il signor Rigon, influente direttore di banca, oltre che amministratore della ditta Fabbriche Riunite Automobili e Motori, è in procinto di partire per le desiderate ferie. Partirà con Lidia, figlia di una importante famiglia americana con la quale il signor Rigon ha in mente lucrosi affari nel settore automobilistico. Lidia è figlia unica, educata con rigore e spiccata moralità. E’ in vacanza presso la famiglia Rigon con lo scopo di imparare la lingua italiana e conoscere la locomotiva d’Italia, il fiorente nord’est. Lidia arriva e confessa di essere innamorata da alcuni mesi. Purtroppo confesserà anche di essersi sposata in segreto e di non poter mentire perché tra pochi mesi diventerà madre.

Rigon scopre che l’amante, ora marito e futuro padre del figlio di Lidia, non è purtroppo un facoltoso borghese, come desiderato dalla famiglia di Lidia. Lei si è innamorata di un modesto operaio e, come se non bastasse, un sindacalista.

Si potrebbe negare tutto ma Lidia, onesta come sembrava essere, ha già inviato un telegramma alla sua famiglia in viaggio in Europa, invitandoli a venire a conoscere suo marito. Arriveranno tra pochi minuti. Giusto il tempo di una commedia.

Rigon non perde la calma ma decide di fare l’impossibile: trasformare Mario Brusaporco in un perfetto gentleman, aristocratico, borghese, titolato e imprenditore affidabile.

Quindi attiva una strategia che coinvolge gente di vario genere, barbiere, sarta membri del consiglio d’azienda, dottore, notaio, e molti altri in una giostra sempre più rapida di situazioni.

Sarà costretto a scendere a patti con il conte Italo Petacci Scaldaferro per far adottare Mario Brusaporco e dotarlo di casato nobiliare e cognome adeguato.

Si troverà alle prese con commessi di negozi di biancheria, una sarta inglese di taglio ma non di lingua del negozio Old England, un barbiere dal rasio facile, fino ad un fotografo addetto stampa molto pratico con i fotomontaggi.

Riuscirà a comprare anche un titolo di console dal signor Colleon ed insegnare in modo succinto il pensiero borghese riguardo la politica intercontinentale, la fisica, la musica e quanto può servire per divenire un bravo direttore.

Tutto questo scandito nei tempi indicati da una pragmatica segretaria; la signorina Barbieri.

La commedia si gioca sul ritmo, durata complessiva 100 minuti. Il genere di comicità è di situazione più che di battuta, intensa prova per gli attori e un importante ruolo primario attorno al quale si svolge l’azione.

Genere comico adatta a tutte le età.


MENAROSTI IN CORTE
Atto Unico
Personaggi: 6 M, 6 F
Lingua: Dialetto Veneto

Si può ritenere il nostro dialetto una lingua ancora viva e parlata?

Le nuove generazioni usano ancora i termini dialettali?

Da queste riflessioni nasce la provocazione dello spettacolo Menarosti alla Riscossa.

Gli attori si presentano in scena parlando varie lingue: italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo fino a scegliere, per questa commedia divertente e dialettale, il nostro dialetto veneto.

Ecco quindi la lingua veneta diventare linguaggio teatrale, espresso dagli attori in una forma di recitazione che richiama gli archetipi delle maschere legate alla commedia dell’arte, cercando di rinnovarla, nella costruzione di una maschera nuova, il Menarosti appunto.

Lo spettacolo si presenta allestito in una cornice fiabesca, non più realistica, dove i personaggi della nostra cultura contadina vengono trasposti in un paesaggio fantastico che richiama le tinte calde e la semplicità dello stile naif, quasi che le vicende, divertenti e coinvolgenti, riguardassero un mondo ormai perduto nel tempo.

Si tratta di un omaggio alla nostra cultura e, nello stesso tempo, una ricerca di spazi nuovi dove tutelare la nostra lingua ancestrale.

Ecco quindi che il teatro diventa luogo idoneo a salvare gli idiomi che altrimenti rischiano l’estinzione.

E come dice alla fine un personaggio alla chiusura “ ‘demo pure a gozzovigliare, va vuto metare incoconarse?”

La potenza delle nostre parole dialettali non verrà mai scardinata dalle nostre memorie, anche se serve una tutela che il teatro può offrire.

Spettacolo comico, dialettale, dalla durata di 90 minuti in un unico atto.

PER COLPA DEL MORBIN
Atti: 2
Personaggi: 8 M, 7 F
Lingua: Italiano/Dialetto Veneto

Al racconto di Buzzati, “Il buon nome”, è ispirata questa commedia comica un po’ noir. La base è il concetto che se un luminare certifica la tua malattia terminale tu devi accogliere la diagnosi e rassegnarti ad essere terminato anche controvoglia. Questo è quello che succede al Conte Fossadoro. Appresa la triste notizia di una sua prossima dipartita sarà costretto ad accogliere le più svariate persone del paese che, chi con l’intento di consolare la futura vedova, chi con la speranza di incassare una menzione testamentaria, visiteranno il futuro defunto cercando di verificare l’attendibilità della diagnosi.

Le diagnosi del dottor Morbin, grande luminare, non sono mai sbagliate, anche grazie ai suoi assistenti che cercano di assecondare il luminare per il bene della loro professione. Come scoprirà anche Fossadoro.

ROSTI E MENAROSTI
Atti: 2
Personaggi: 6 M, 6 F
Lingua: Dialetto Veneto

Pierpaolo ama Angela e ci fa l’amore dietro la stalla, ogni sera, sfidando paron Toni e le ciacole di quella racola della Gina – quando trova il tempo di farle, tra un sigo e l’altro al povero Fulvio – ma, fatalità, proprio questa sera qui che ci siamo noi, non va a intivare gli oseladori? che prima si prendono fra di loro per fantasmi, ma invece no sono loro, poi scambiano lui per un guardiacaccia, e, non è che abbiano ciappato granché, quattro seleghe e due strioli, ma sicome che non si sa mai, per ingraziarselo lo invitano a cena dove alla Pineta viene l’idea che in fondo sarebbe un buon partito per Angela e allora Toni, che se no la Pineta gli crìa, cerca di petarglielo, che Angela sarebbe ben contenta, no? anche se Piero sapeva che non era il guardiacaccia perché glielo aveva detto la Chiara e nel frattempo si era creato un equivoco sulle intenzioni della Elda – gnente di importante, robe fra amiche, con quelle tette – ma per fortuna ci pensa Menego che si sacrifica, si fa per dire, lui, che aveva giurato che mai, e se la monta in canna, così Pierpaolo sposa Angela e si brinda con un fiasco di rosso, che Toni non potrebbe, però per questa volta va là, e tutti vivono felici e contenti. A parte le seleghe.

TI AMO DA MORIRE
Atto Unico
Personaggi: 4 M, 5 F
Lingua: Italiano/Dialetto Veneto

Nel 1999 mi capitò tra le mani un libro “Addio Maschio” di Sabine Deitmer. Fu lo spunto per “Ti amo da morire”
Mirka ha una figlia Cristina, un nuovo amante Salvatore, un vecchio amante Roberto e delle vicine di casa, Vittoria e Giovanna.
A Vittoria muore il cane Arturo. Peccato, il suo pelo serviva a Mirka, non poteva continuare a regalare ai suoi amanti ciocche di capelli, ma per fortuna Vittoria ha tosato il cane così Mirka ora ne ha una scorta. Arturo, era fedele e affettuoso, tutte le mattine si avvicinava a lei per farle le coccole. Arturo è morto purtroppo, per fortuna ha il suo caro marito che lei ama tanto, per ora.
Giovanna vorrebbe andare in crociera con la sua amica Mirka, ma suo marito è sempre al p.c. o sdraiato sul divano. Dice che è grassa. Allora lei ha cominciato a correre avvolgendosi con il Domopak per dimagrire in fretta.
Cristina va in parrocchia e si paga gli studi rispondendo al telefono erotico dal suo cellulare, ma nessuno lo sa. Ama la bici, la usa sempre, fino al giorno in cui un disgraziato in Mercedes le taglia la strada facendola cadere, ma lei riesce a leggere la targa.
Per fortuna sua madre Mirka sa come usare gli uomini: basta concedergli quello che vogliono. Il suo nuovo amante, Salvatore, lavora alla Digos. Mirka gli fa fare il gatto in mutande per un po’. Salvatore la ringrazia e dalla targa del Mercedes salta fuori un indirizzo.
Roberto, ex amante di Mirka, vuole suicidarsi. Non si dà pace che lei lo abbia lasciato. Decide di andare a casa sua per riconquistarla, peccato che trova Salvatore.
Salvatore vorrebbe ucciderlo per impedirgli di suicidarsi ma arriva Augusta la zia di Cristina, così lui va via lasciando soli Roberto e Augusta. Lei è diventata vedova da poco in seguito un incidente con i cani di suo marito, che, affamati, lo avevano divorato. E pensare che erano bene addestrati.
Alla fine si trovano tutti a casa. Arriva Vittoria, suo marito, al quale lei non vuole più bene, è morto perché ha mangiato il veleno per topi che lui aveva usato per uccidere Arturo. Arriva Giovanna che ora può andare in crociera, suo marito è morto perché voleva correre quanto lei. Arriva anche Cristina, era uscita con una tanica di benzina rincorsa da Mirka, che non è riuscita a fermarla, così ora la Mercedes brucia. Peccato che sia saltata in aria con Salvatore li vicino.
Resta solo Roberto, lui voleva suicidarsi ed è l’unico rimasto vivo, per ora. Fino a quando Mirka finalmente gli dira “ Ti amo da morire!!”.

TUTTI EROI! O IL PIAVE O TUTTI ACCOPPATI!
Atto Unico
Lingua: Italiano

Spettacolo dedicato alla grande guerra, frutto di una ricerca storica. Davanti agli occhi di una Marchesa e un Conte, simboli di una aristocrazia annoiata e decadente, si susseguono alcuni dei fatti più salienti della grande guerra. Dall’interrogatorio di Gavrillo Prinzi, attentatore che fu la scintilla o la scusa per iniziare il conflitto, fino a Maria Bergamas, colei che scelse la bara del milite ignoto, si percorre un itinerario coinvolgente e emozionante.

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