Superstizioni

 

Il colore viola

Perché il colore viola, in teatro, porta sfortuna?

Il viola è il colore della Quaresima, periodo durante il quale, nel passato, era assolutamente proibita qualunque forma di spettacolo. In tempo di Quaresima, quindi, gli attori non potevano lavorare e, di conseguenza, non mangiavano neanche.


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Il verde

Paese che vai, superstizione che trovi.

Nell’ambiente teatrale francese il verde porta sfortuna. Questo perché era il colore del costume che indossava Molière quando, il 17 febbraio del 1673, si sentì male in scena durante una replica de “Il malato immaginario”, morendo qualche ora dopo.


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Il giallo

Amarillo? No, gracias.

Non sono solo il viola e il verde a portare sfortuna nel mondo del teatro. Per gli spagnoli da evitare sul palcoscenico è il giallo. Il motivo di ciò starebbe nel fatto che, essendo di questo colore la parte interna del “capote” (il grande drappo di tela con cui il torero si esibisce nella prima fase della corrida), il giallo è l’ultimo colore che il matador vede prima di morire nel caso che il toro lo incorni.


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Fischiettare sul palco

Un’altra tra le superstizioni che circolano fra i teatranti c’è quella secondo la quale fischiare sul palcoscenico porta sfortuna. Anche per spiegare ciò ci sono diverse teorie:
Secondo alcuni fischiare evocherebbe i fischi di disapprovazione del pubblico. Secondo altri deriverebbe dal fatto che un tempo, soprattutto nel teatro inglese, i tecnici di scena e gli attrezzisti venivano reclutati tra i marinai. Questi, durante gli spettacoli, usavano comunicare tra loro con un particolare codice di fischi (lo stesso utilizzato sulle navi per le manovre in navigazione); se un attore fischiava, poteva interferire nelle comunicazioni e quindi provocare veri e propri disastri.


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Il copione

Tra le tante superstizioni che circolano fra i teatranti, c’è anche quella secondo la quale è presagio di sventura se il copione cade a terra durante le prove. L’attore a cui cade il copione deve raccoglierlo e sbatterlo per tre volte a terra nel punto esatto in cui era caduto. Nessun altro deve intervenire. Tutto ciò perché la caduta del copione presagirebbe la “caduta” dello spettacolo.


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Le streghe del Machbet

Un’altra superstizone diffusa nel mondo del teatro è quella secondo cui la tragedia di Shakespeare “Machbet” porta sfortuna. Anzi, solo pronunciare in teatro il titolo o una qualsiasi battuta del copione al di fuori delle prove o delle recite, sarebbe presagio di sventura. Per riferirsi a questo dramma i teatranti anglosassoni, per esempio, dicono “The scottish play” , cioè “Il dramma scozzese”.
Diverse sono le interpretazioni sui motivi di questa dicerìa. Secondo alcuni l’attore che per primo interpretò il Machbet morì sulla scena o a pochi giorni dalla prima. Secondo altri pronunciare il titolo o le battute evocherebbe le tre streghe. Una leggenda vuole addirittura che Shakespeare abbia utilizzato dei veri incantesimi per scrivere le scene delle tre streghe. In ogni caso il Machbet è una delle opere shakespeariane piu rappresentate e realizza quasi sempre ottimi incassi.


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La parola “corda”

Tra i teatranti è abbastanza diffusa la credenza che pronunciare la parola “corda” sul palcoscenico porti sfortuna.
Anche questa superstizione, come quella del colore viola, deriva dal tempo in cui la Chiesa Cattolica esercitava il suo potere temporale su ogni aspetto della vita del popolo. La “tortura della corda” e l’impiccagione erano punizioni tutt’altro che rare, nel periodo dell’Inquisizione, contro i peccatori di qualsiasi genere; e gli attori erano considerati appunto peccatori della peggior specie, meritevoli di essere sepolti fuori delle mura delle città, in terra sconsacrata.
Come funzionava la tortura della corda? Semplicissimo: al soggetto venivano legati i polsi dietro la schiena con una lunga corda e poi veniva sollevato da terra con una carrucola, in modo da provocare la slogatura delle spalle. Un sistema facile facile e, soprattutto, efficace ed economico.


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Il chiodo storto

Il colore viola, il verde, il giallo, la parola “corda”, le battute del Machbeth eccetera sono tutte cose assolutamente da evitare sul palcoscenico. Ma c’è qualcosa che, secondo le superstizioni diffuse tra i teatranti, porta fortuna? Ebbene sì: trovare un chiodo storto sul palco.
Secondo molti ciò garantirebbe il ritorno su quello stesso palcoscenico, un po’ come gettare la monetina dentro la Fontana di Trevi è garanzia di un ritorno a Roma.
Non è ben chiaro il motivo di questa superstizione. Forse deriva dal fatto che i chiodi venivano usati (e spesso vengono tutt’ora usati) per fissare le scenografie alle tavole del palco; il chiodo storto voleva dire che l’attrezzista aveva messo molta fretta nel piantarlo, e quindi lo spettacolo era estremamente “atteso” dal pubblico.


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