Simboli

Le maschere

Il simbolo per eccellenza del Teatro sono le due maschere, quella che ride e quella che piange. Esse rappresentano la commedia e la tragedia. Ma quali sono le differenze tra questi due aspetti dell’arte drammatica? Comunemente si pensa che la commedia fa ridere, mentre la tragedia fa piangere. In realtà non è esattamente così. In “Filumena Marturano” non c’è praticamente niente da ridere, eppure è una commedia. Lo stesso vale per “Sei personaggi in cerca d’autore” e chi più ne ha, più ne metta. E allora? La differenza fondamentale sta nelle peculiarità degli eventi e dei personaggi. In una tragedia personaggi straordinari, eroi, dèi, regnanti, sono protagonisti di eventi straordinari; in una commedia personaggi ordinari sono protagonisti di eventi ordinari. Che poi tali eventi e personaggi suscitino il riso o il pianto, è secondario.


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Gli applausi

In teatro, così come in ogni altro luogo in cui si tenga uno spettacolo di qualsiasi genere, il pubblico applaude per esprimere il proprio apprezzamento. Le più antiche testimonianze sull’applauso risalgono al periodo del teatro classico greco. L’idea originaria è quella di esprimere approvazione con rumori, perciò il pubblico gridava, batteva le mani e pestava i piedi. L’uso passò poi ai Romani, il cui entusiasmo era spesso così scomposto da arrivare alla violenza: Augusto fu costretto a regolare gli applausi, imponendo un disciplinatore che dava il segnale di inizio. Col passare dei secoli l’uso dell’applauso si è modificato e, per fortuna, non arriviamo alle gazzarre dell’antichità.


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I fischi

I fischi sono quanto di peggio possa capitare a un attore durante uno spettacolo. Sono segno di disapprovazione, di critica estremamente negativa. Ma da dove deriva questa consuetudine?
Probabilmente da un passo della Bibbia, precisamente dai versetti dal 6 all’8 del nono capitolo del “Libro dei Re”, quello in cui si racconta del Re Salomone e della costruzione del Tempio di Gerusalemme:
“Ma se voi e i vostri figli vi ritirerete dal segurmi, se non osserverete i comandi e le mie leggi che io vi ho proposto, se andrete a servire altri dei e a prostrarvi davanti ad essi, allora eliminerò Israele dalla terra che ho dato loro, rigetterò da me il tempio che ho consacrato al mio nome; Israele diventerà la favola e lo zimbello di tutti i popoli. Questo tempio sarà una rovina; chiunque vi passerà accanto resterà sbigottito, fischierà di scherno…” (La Sacra Bibbia, versione CEI 2008)
Nel mondo con tradizioni non ebraico-cristiane, infatti, i fischi non hanno lo stesso significato: in Giappone, ad esempio, l’attore più bravo e famoso viene accolto da bordate di fischi e da ogni genere di rumore, a significare l’apprezzamento del pubblico.
Nota di colore: nella Smorfia, i fischi a teatro corrispondono al numero 32.


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Il colore rosso

Il rosso è il colore dominante nella quasi totalità dei teatri. L’uso di questo colore ha iniziato ad affermarsi nell’800 perché simboleggiante il lusso e lo sfarzo. Il velluto per il rivestimento delle poltrone pare sia stato imposto da Wagner per le proprietà fonoassorbenti di questo tessuto. Attualmente si usano materiali ignifughi per le poltrone, ma queste continuano ad essere preferibilmente rosse.


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