Le speranze non devono morire mai. Nostra intervista ad Anna Maria Carella, Presidente di FITA Puglia.

Abbiamo raggiunto con una piacevolissima videochiamata Anna Maria Carella, Presidente del Comitato Regionale Pugliese della Federazione Italiana Teatro Amatori, che ci ha concesso questa intervista.

Buongiorno, Presidente. Ci parli un po’ di lei, tanto per cominciare.
Sono Presidente di FITA Puglia da 25 o 26 anni, ho perso il conto. Diciamo che sono sicuramente tra i più anziani, non dal punto di vista anagrafico ma come anni di militanza, in quella che è la Federazione, per numero di compagnie affiliate, più importante a livello nazionale e di questo vado particolarmente orgogliosa. Il mio rapporto col Teatro amatoriale ha avuto un percorso molto particolare. Faccio parte di una compagnia amatoriale di Bari a cui mi sono legata 30 anni fa per spirito di gruppo e di amicizia oltre che per passione. Attualmente la compagnia va avanti ma io, appunto circa un quarto di secolo fa, ho deciso di distaccarmi da quello che è l’aspetto recitativo e mi sono dedicata all’incarico in FITA Puglia che, almeno fino al 2019, contava circa 170 compagnie sparse su tutto il territorio regionale, dal Gargano a Santa Maria di Leuca.

Quindi in FITA Puglia erano associate 170 compagnie fino al 2019. E adesso?
Adesso sono molto calate. Questi ultimi due anni sono stati veramente complicati. Molte compagnie hanno chiuso, hanno deciso di mettere uno stop alle attività a causa della pandemia. Si è aggiunta anche la questione dell’adeguamento alla famosa Riforma del Terzo Settore e quindi molte compagnie, soprattutto devo dire quelle i cui Presidenti hanno una certa età, hanno preferito chiudere con la speranza e la promessa, nel momento in cui si riaprirà e si ritornerà regolarmente a fare attività, di ricostituirsi con le nuove normative.

Come è, in sintesi, la situazione attuale del Teatro amatoriale dal suo punto di vista?
Devo dire che io, avendo contatti frequenti con i miei omologhi delle altre regioni, ho una visione abbastanza ampia di questo aspetto anche a livello nazionale. Diciamo che le compagnie che hanno ripreso un’attività piena, e con questo intendo l’allestimento di produzioni nuove, sono davvero poche. Molte tentennano, hanno paura. Ci sono compagnie che hanno perso soci, a causa del covid: li hanno persi fisicamente, nel senso che sono passati a miglior vita, questo voglio dire. In linea di massima posso dire, anche guardando le produzioni estive, l’organizzazione di rassegne eccetera, che il Teatro non è ripartito, almeno non come è ripartita la musica. Molti Enti Locali, molti Comuni dimostrano più sensibilità verso la musica che verso il Teatro. In questo momento preferiscono dare spazio più alle situazioni “musicali”, forse perché pensano che siano meglio accolte dal pubblico. Per quanto riguarda il Teatro, invece, tantissimi eventi, tasntissime rassegne che in passato affollavano il panorama estivo non solo nella mia regione ma a livello nazionale, sono stati accantonati.

E quali sono, secondo lei, i motivi di queste difficoltà? Perché c’è questa diffidenza verso il Teatro da parte delle Amministrazioni?
Perché hanno una visione distorta del mondo amatoriale. Il mondo amatoriale ha una componente sociale di altissimo profilo. Basti pensare che nei centri più piccoli, non raggiunti dalla grande circuitazione teatrale, solo la presenza delle nostre compagnie offre alla popolazione la bellezza del Teatro e la cultura teatrale, avvicinando ed accogliendo (e qui la funzione sociale delle nostre compagnie) sia i giovani che gli anziani. Praticamente tutte le nostre compagnie, a livello nazionale, accolgono insieme anziani, adulti, giovani e giovanissimi che condividono la stessa passione, offrendo poi ai loro concittadini la bellezza del Teatro, di cui altrimenti non potrebbero godere per la difficoltà che spesso si hanno, dai piccoli paesi, a raggiungere i centri in cui operano le compagnie professionistiche. Il mio rammarico deriva dal fatto che le Amministrazioni non riconoscono il valore sociale che queste nostre associazioni, facendo Teatro, apportano alla popolazione. Ecco perché ci vorrebbe una sensibilità diversa, da parte degli Enti pubblici. Poi, parliamoci chiaro, le nostre associazioni a livello economico costano veramente poco. Amatoriale significa che i componenti non hanno scelto il Teatro come lavoro, ma lo fanno esclusivamente per amore e con una passione smisurata, a volte con risultati incredibili. Ci sono compagnie amatoriali che, come si dice dalle mie parti, molti professionisti se li mettono sottobraccio e se li portano camminando, sia dal punto di vista recitativo che di allestimento. E poi la bellezza del Teatro amatoriale è che non deve sottostare alle leggi del mercato. I professionisti devono mettere in scena quello che il pubblico chiede. Gli amatoriali, al contrario, possono sbizzarrirsi con la loro creatività: come diceva Luigi Lunari, grazie all’amore e alla passione il Teatro vero lo fanno gli amatoriali, perché sono liberi. Liberi di mettere in scena quello che vogliono.

Accennavamo prima alla famosa Riforma del Terzo Settore. Quali sono le difficoltà che hanno le associazioni negli adeguamenti e in che modo la FITA cerca di aiutarle?
La FITA ha predisposto un impianto veramente molto articolato e preciso. Le nostre compagnie sono state seguite, e vengono tuttora seguite per orientarsi in questa Riforma a partire dalla scadenza degli adempimenti che era prevista per il mese di aprile e che è stata prorogata ad ottobre di quest’anno. Quindi ancora oggi la FITA Nazionale e tutte quelle regionali seguono passo passo le compagnie, fornendo loro per esempio i fac-simile dello statuto e l’assistenza per la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate che è sempre un momento burocraticamente complicato. Sul nostro sito è presente un’intera sezione dedicata al Terzo Settore (https://www.fitateatro.eu/terzo-settore/). Inoltre sul canale web (https://www.fita.tv/), aperto dalla FITA durante il lockdown, ci sono ben dodici puntate dedicate all’argomento in cui degli esperti sono stati messi a disposizione per rispondere alle domande e ai dubbi degli associati. Questa iniziativa, in particolare, è stata riconosciuta come progetto approvato da “Scena Unita“.

Progetti per il futuro di FITA Puglia?
Per quanto riguarda il breve termine diciamo che le rassegne e gli eventi simbolo sono stati bloccati. Per esempio la famosa rassegna nazionale di Giovinazzo Teatro sono due anni che non va in scena, anche perché il luogo in cui si teneva questa rassegna alla quale partecipavano compagnie da tutta Italia, è diventato un hub vaccinale. Io mi auguro che nell’ottobre prossimo si possa riprendere, anche grazie al famoso green pass. A proposito di green pass, la situazione è molto complicata. Molte compagnie in questi giorni mi stanno chiamando, preoccupatissime. Hanno degli eventi, nel mese di agosto, nei quali sono previste presenze abbastanza numerose di pubblico; la domanda che pongono è: se dobbiamo fare il controllo dei green pass e dei documenti di identità di cento/centocinquanta persone, a che ora dobbiamo aprire i botteghini per iniziare gli spettacoli alle 21? Io sto suggerendo di chiedere ai Comuni, anche qualora i Comuni stessi non siano coinvolti nell’organizzazione degli eventi, di metterre a disposizione il personale del servizio civile. È un momento difficile, questo. Poi, quando sarà possibile ripartire del tutto, ripartiranno tutte le iniziative.

Quindi la pandemia ha portato, alle compagnie, difficoltà veramente grandi dal punto di vista organizzativo. E dal punto di vista economico?
Come è noto, le compagnie amatoriali si mantengono con le loro forze, quasi sempre senza nessun contributo pubblico. Molto spesso, per esempio, sono i presidenti insieme a qualcuno dei membri dell’associazione a farsi carico degli affitti delle sedi. Col covid è avvenuta una cosa terribile, che alcuni presidenti hanno perso il lavoro e quindi, essendo venute meno anche le minime entrate derivanti dai rimborsi spese percepiti dalle compagnie per gli spettacoli, hanno dovuto fare un passo indietro e lasciare le sedi, al che è venuta meno anche la vita associativa. Le componenti della situazione che si è venuta ha creare con questo maledetto covid sono tantissime, con mille sfaccettature. È quindi solo nell’entusiasmo e nella passione del popolo degli amatori, soprattutto nei giovani, che io confido molto. FITA Puglia tende a sostenere soprattutto le compagnie dei giovani, perché i giovani sono gli unici che sono in grado di dare la spinta in avanti che serve per ricominciare.

In conclusione possiamo dire che le speranze di ricominciare in pieno ci sono?
Le speranze non muoiono mai, non devono morire mai. Bisogna avere forza e pensare di riuscire a riprendere. Ci vorrà ancora un po’ di tempo. Io mi auguro che anche con poche persone si possa ritornare a fare Teatro amatoriale, perché alla gente il Teatro manca.

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