Una chiacchierata con Rino Giuliani, presidente della compagnia Teatramico

All’indomani della prima di “Il giocatore di scacchi“, thriller teatrale messo in scena ieri sera al Castello Angioino di Mola di Bari dalla compagnia Teatramico, Rino Giuliani (presidente della compagnia e nell’occasione autore della pièce ed attore) ha accettato di fare una chiacchierata con noi.

Allora presidente, finalmente abbiamo ricominciato, dopo tanto tempo…
Dopo un anno. Un anno perché nell’estate scorsa noi abbiamo organizzato comunque un paio di eventi, l’ultimo dei quali ai primi di agosto del 2020.

E come è andata?
Molto bene, nonostante sia stato un esperimento particolare. Il thriller è un genere che appartiene più al cinema che al teatro, e quindi la nostra è stata proprio la voglia di sperimentare una cosa nuova, di offrire la possibilità di vedere una cosa diversa dal solito. Noi, come gruppo, tendiamo a fare proprio questo: proporre cose nuove, una sorta di “teatro di ricerca” alternato a eventi di carattere più classico, quindi ad esempio la commedia brillante d’autore. La suite che proporremo ad agosto, per dire, consisterà in alcuni atti unici di De Filippo e di Pirandello. Quello che vogliamo è di “catturare” l’attenzione di un pubblico che sia il più ampio possibile.

Da dove è venuta l’idea di un testo così?
In questo lungo periodo di stop forzato, mi ero iscritto ad un corso online di recitazione e regia organizzato da una Scuola di Teatro di Roma, Kairos Teatro. Il programma del corso prevedeva, tra l’altro, che si lavorasse su alcuni radiodrammi americani degli anni 50/60 del secolo scorso, incentrati su caratteristiche atmosfere noir. Uno di questi testi mi ha particolarmente intrigato e da quella storia ho preso spunto per sviluppare lo spettacolo. Devo quindi dire che l’idea di uno spettacolo del genere non l’ho cercata, ma in un certo senso è stata l’idea a trovare me. Di solito la scrittura non è precisamente il mio forte, anche se mi è capitato più e più volte di rielaborare testi di altri autori. Questo testo in particolare, di cui non conosco l’autore, mi ha affascinato ed ho voluto trasportarlo sulla scena, anche se il risultato finale ha molto poco dell’originale americano.

Dopo un anno di pausa forzata quali sono state le vostre emozioni, come attori, nel ritrovarvi di fronte al pubblico?
Sono state sensazioni molto forti. Oltre alle consuete scariche di adrenalina che scattano ogni volta che si entra in scena, c’era in noi la voglia grandissima di tornare ad avere appunto un pubblico che ti ascolta, ti guarda, che instaura con te un rapporto di scambio. Non so dare un nome a questa emozione, però era forte: sentire anche il suono, il rumore delle persone in sala, non vederle ma comunque percepirle, è una sensazione molto forte. Quando alla fine dello spettacolo ho detto due parole di ringraziamento, mi sono accorto, cosa abbastanza inusuale per uno della mia esperienza, di essere un po’ impacciato, ansioso ed emozionato dal fatto di essere di nuovo davanti a un pubblico.

Ecco, il pubblico. Al di là del gradimento dello spettacolo in sé, come ha reagito la gente al semplice fatto di essere tornati a teatro?
Molti non vedevano l’ora. Anche nei giorni precedenti alcune persone che conosco personalmente erano veramente entusiasti di poter tornare finalmente a teatro, e non solo. A Mola di Bari c’è un’estate veramente molto ricca di eventi: spettacoli teatrali, di danza, concerti eccetera, e si sta notando una grossa partecipazione generale. C’è proprio una grande voglia di tornare a godere degli spettacoli dal vivo, di persona, perché diciamoci la verità: non se ne può più dello streaming.

Parlavamo di sensazioni durante lo spettacolo. E durante le prove?
Le prove per questo spettacolo sono cominciate con delle letture a distanza, attraverso videochiamate che si sono protratte per i mesi invernali. Quando ci siamo rivisti per la prima volta, era come se tutto quello che avevamo fatto prima, via telefono, fosse stato niente. Dal vivo la percezione che avevamo era completamente diversa. Quando fai anche soltanto una lettura attraverso un cellulare, non hai il feedback emozionale del partner o di chi comunque sta in scena con te. Incontrarsi dal vivo, invece, è tutta un’altra cosa. Ci siamo resi conto ancora una volta che il teatro è anche un incontro fisico anche tra chi lo fa, e non può essere filtrato attraverso un mezzo tecnologico. Non è il cinema, chi fa teatro deve percepire la fisicità, il respiro, il pensiero non espresso se non con l’atteggiamento, sia dei partner con cui si recita sia del pubblico.

Come è stato il periodo del lockdown? in che modo ha influito sullo “spirito” dei componenti della compagnia?
Durante questo periodo la vita delle persone è cambiata, rispetto a prima. I ritmi stessi sono cambiati, è stato molto difficile incontrarsi non solo perché non si poteva, ma anche perché in un certo senso non c’era prorpio la volontà di tornare a certi ritmi, magari troppo esasperati. Non so se sono stato chiaro. La voglia di “fare” c’era, però, forse inconsciamente, si cercava come di dribblare, di evitare in qualche modo. Questa ripresa, però, ha fatto scattare qualcosa: adesso che siamo tornati in scena con questo spettacolo, non vediamo l’ora di tornare col prossimo. C’era proprio bisogno di un punto di ripartenza.

Qual è, attualmente, la situazione del Teatro Amatoriale in Puglia?
Soprattutto nelle province di Bari e di Lecce, nelle quali sono concentrate il maggior numero di compagnie amatoriali, il Teatro amatoriale è molto presente, anche perché ci sono molti piccoli paesi nei quali il circuito teatrale professionale non arriva. Le compagnie amatoriali, di fatto, sopperiscono a questa mancanza. In moltissimi centri il Teatro è solo quello proposto dalle associazioni amatoriali.

Quale futuro si prospetta, non solo per Teatramico ma per il Teatro Amatoriale in genere?
Io insisto molto, anche con le Amministrazioni pubbliche, nel sostenere che il Teatro amatoriale ha in questo momento di ripresa un ruolo determinante per riportare le persone a, come dire, “risintonizzarsi”. Questo perché arriva a tanta gente e fa tornare la voglia di godere dello spettacolo dal vivo. E diventa anche un traino per il Teatro professionale. Se lo spettacolo di una compagnia amatoriale mi è piaciuto, magari mi verrà il desiderio di andare a vedere altri spettacoli anche in teatri più grandi con attori professionisti. Ritengo quindi il lavoro e la passione degli amatoriali determinante per la ripresa di tutto il mondo dello spettacolo.

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