Poggio Moiano (RI), 15 febbraio 2020: terzo appuntamento con la Rassegna di Teatro Amatoriale Vicolo Primo

È andata in scena ieri sera, al Teatro Comunale di Poggio Moiano (Rieti) la terza serata della 7^ Rassegna di Teatro Amatoriale organizzata dalla Compagnia Vicolo Primo.
Sul palcoscenico la compagnia Dateci un Nome con Grisù, Giuseppe e Maria, due atti di Gianni Clementi per la regia di Fabrizio Caiazzo.

Una serata nel corso della quale il pubblico ha riso (a tratti fino alle lacrime), si è commosso e ha applaudito una performance a livelli non facilmente riscontrabili in spettacoli amatoriali.

È un modo per raccontare un dramma con i toni della commedia – ci ha dichiarato il regista Fabrizio Caiazzo un paio d’ore prima dell’apertura del sipario – che, pur non essendo nuovo, fa apprezzare entrambi gli aspetti che caratterizzano questo testo. L’autore riesce a passare da momenti drammatici a momenti esilaranti in maniera repentina. Ed è forse proprio questo che ci è piaciuto della commedia. Siamo molto soddisfatti anche della reazione che il pubblico ha avuto fin’ora, dimostrando che riusciamo ad alternare toni drammatici e comici. Ci siamo divertiti molto, a mettere in scena questo lavoro. Naturalmente le difficoltà ci sono state, come succede sempre a tutte le compagnie amatoriali, ma per fortuna siamo un gruppo affiatato. Facciamo Teatro per passione, e quindi andiamo incontro ai soliti problemi: gli orari, le prove dopo cena, dopo giornate di lavoro a volte stancanti, però quando siamo in scena le energie si trovano.

Il dramma che è inserito nella vicenda è quello del disastro della miniera di Marcinelle, che causò la morte di più di 250 minatori, tra cui 136 emigranti italiani.
Da Positano, dove è ambientata la commedia, provengono anche due di queste 136 vittime, ma non sono loro i protagonisti. I protagonisti sono quelli che sono rimasti a casa, le cosiddette “vedove bianche” e i figli.
Un prete si fa carico di assistere spiritualmente queste persone, e lo fa come può, trovandosi a risolvere non solo piccoli problemi quotidiani come la lettura delle lettere che gli uomini mandano dall’estero alle mogli analfabete, ma anche situazioni ben più complicate.

Più che ottima la regia, che ha scelto una scenografia minimalista a sottolineare la semplicità della vita dell’epoca, e l’interpretazione da parte degli attori:
Sergio Spurio (don Ciro, il parroco), Fabrizio Caiazzo (Vincenzo il sagrestano) e Francesco De Filippo (don Eduardo il farmacista) sono stati veramente eccezionali nell’interpretazione dei rispettivi personaggi ma le due attrici hanno dato prova di capacità attoriali non comuni.
Deborah Biagi nei panni di donna Rosa, moglie di un minatore di Marcinelle, e Luisa Rivelli in quelli di donna Filomena sorella nubile di Rosa, hanno dimostrato che a volte il talento è una dote che anche i Teatranti per Passione hanno in abbondanza.

Da sinistra: Luisa Rivelli (Donna Filomena), Derborah Biagi (Donna Rosa), Sergio Spurio (Don Ciro), Fabrizio Caiazzo (Vincenzo il sagrestano) e Francesco De Filippo (Don Eduardo)

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