Marano di Napoli, 15 e 16 febbraio 2020: la compagnia Amma Parià al Vittorio Alfieri

di Mirko Giacobazzi

Quest’anno la Compagnia Teatrale Amma Parià, al teatro Vittorio Alfieri di Marano di Napoli (sabato 15 febbraio alle ore 21:00 e domenica 16 gennaio alle ore 18:30), ha scelto di rappresentare Pupetta Stira e Ammira, di Massimo e Domenico Canzano, una commedia esilarante per passare un po’ di tempo insieme divertendosi tra amici, con la regia di Clara Coppola.

Trama

La vicenda si svolge a Napoli e racconta una giornata particolare della famiglia Sepe, titolare della lavanderia “Pupetta stira e ammira”, dal nome della proprietaria. La data è il 30 Giugno del 1984, il giorno in cui la società Calcio Napoli acquistò il mitico giocatore Diego Armando Maradona.
Gennaro Sepe (Massimo Aletto) grandissimo tifoso del Napoli non può che vivere questa giornata con grande trepidazione, dimenticando e prestando poca attenzione e poco peso a tutto ciò che gli accade intorno, fino all’inverosimile. Dimenandosi in situazioni tragicomiche che coinvolgeranno Pupetta la moglie (Patrizia Sampogna) la cognata collaboratrice brutta e sorella di Pupetta (Clara Coppola), il fratello di Gennaro sfaticato donnaiolo Vittorio (Enzo Marino), i clienti tra cui la signora De Carlisss (Barbara Coppola), la signora Cecere (Rossella Arbore) e relativo consorte nonché guappo Don Raffele Cecere (Giuseppe Papallo) fino ad arrivare al ragazzo del bar, anch’egli tifosissimo del Napoli Ciruzzo Scapece (Vincenzo Cacace) e dulcis in fundo il commissario (Luigi Polge) e la poliziotta (Giovanna Esposito) dimenticando e prestando poca attenzione e poco peso a tutto ciò che gli accade intorno, fino all’inverosimile.

Personaggi

Gennaro Sepe, Massimo Aletto
Pupetta (moglie di Gennaro), Patrizia Sampogna
Filomena (sorella di Pupetta), Clara Coppola
Vittorio (fratello di Gennaro), Enzo Marino
Calogero Tarallo (cliente), Vincenzo Rescigno
Signora De Carlis (cliente), Barbara Coppola
Signora Cecere (cliente), Rossella Arbore
Don Raffaele Cecere (cliente), Giuseppe Papallo
Ciruzzo (barista), Vincenzo Cacace
Commissario, Luigi Polge
Poliziotto,Giovanna Esposito

Regia Clara Coppola
Scene: Luca Silvestri
Riprese Video: Fabio Starita

I fratelli Canzano, Domenico e Massimo, (meglio conosciuti nell’ambiente come i “Fratelli Tafani”), nascono nel secolo scorso (20-11-1962 e 12-10-1966) da una nota famiglia napoletana. Si ricorda il padre, Mario, gia autore di grande “fame”.
Come attori teatrali cominciano nel 1988 a solcare le tavole del palcoscenico in una compagnia di San Giorgio a Cremano (NA), I Megadera , nome che deriva dallo scoglio su cui fu innalzato il Castel dell’Ovo, con la quale tuttora continuano ad esibirsi per i vari teatri accompagnati dai suoi componenti, ottimi interpreti e grandi amici, con i quali si divertono a portare in scena con naturale disinvoltura sia testi italiani che commedie nella loro lingua madre, il napoletano.
Come autori, dopo essersi prodigati nello scrivere di loro pugno e senza alcun aiuto esterno, nell’ordine: i menù dei loro matrimoni (solo i primi piatti nel 1992-1993), “Tanti Auguri” sulla torta del primo compleanno dei loro figli (Fabio 1998 – Chiara 2001 – Lorenza 2002) ed infine “Napoli torna in A” scritto sui muri per tutto il 2004, finalmente nel 2005, data in cui spinti da una forte voglia di mettersi alla prova e dalla curiosità nel vedere se dopo anni di teatro passati interpretando testi altrui ne erano in grado, si chiudono in una stanza e dopo un’incubazione di trenta giorni, a fronte di enormi sforzi fisici ma soprattutto mentali, ci regalavano la loro prima commedia teatrale inedita dal titolo “Ch’ s’adda fa pe’ campà” (testo copiato sicuramente da qualcun altro, visto l’ottimo risultato ottenuto).
Lusingati da cotanto “successo” e non contenti dell’enorme danno arrecato al nobilissimo mondo dell’arte teatrale, nel 2006 si sono rinchiusi nuovamente nel su scritto e dalle loro menti avariate hanno evacuato un’altra commedia dal titolo “Chell’ nun è mai stata prena”.
Nel Febbraio del 2007, visto che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, colgono al volo l’occasione che porge loro la vita su un piatto d’argento, lo sfratto della famiglia Canzano, e da qui prendono spunto per scrivere un’altra commedia dal titolo “Ch’ pacienz’ ca nc’ vo”; e visto che l’anno era appena cominciato ed avevano altro tempo a disposizione prima che si concludesse, finiscono in bellezza scrivendo un altro testo (uno all’anno non gli bastava più) dal titolo “Pupetta stira e ammira”…….e tante altre che vengono rappresentate nei teatri italiani.
Ridere fa bene, ma soprattutto sorridere nei momenti tristi dei quali il nostro destino non è mai avaro è il sale che insapora la nostra esistenza.

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