Poggio Moiano (RI), 1 febbraio 2020: la compagnia Arcoscenico per il secondo appuntamento con la rassegna Vicolo Primo

La seconda serata della settima edizione della Rassegna di Teatro Anatoriale organizzata dalla compagnia Vicolo Primo è andata in scena ieri sera al teatro Comunale di Poggio Moiano (Rieti), con la compagnia teatrale Arcoscenico che ha presentato Sorpresa sotto le lenzuola, commedia di Domenico Borsella per la regia di Giovanni Nardone.

Protagoniste due coppie di amici (diverse per natura, psicologia e caratterialità) che si ritrovano nella loro quotidianità. Si incontrano al parco e, parlando del più e del meno, toccano diverse sfaccettature della società odierna, mettendo in risalto attraverso sottointesi e luoghi comuni, pensieri e modi di vivere dell’italiano medio.
Gli amici, dopo chiacchiere e risate, si dividono. Le mogli vanno a fare shopping mentre i mariti tornano a casa per controllare un computer “troppo lento” ma, una volta arrivati, iniziano le sorprese.
Una sit-com in due atti frenetici e movimentati (anche troppo) che ha visto gli attori, al termine dello spettacolo, decisamente provati da un considerevole sforzo fisico.
Una trama non delle più originali, forse, ma con un buon finale.

Abbiamo incontrato il regista, nonché vicepresidente della compagnia Giovanni Nardone, durante le fasi di allestimento dello spettacolo.

“Questo spettacolo è di un autore torinese, Domenico Borsella, ed è un classico esempio di teatro leggero all’italiana – ha dichiarato il regista – dove i dubbi, i sottintesi, i fraintendimenti, i malintesi, generano un gioco abbastanza ritmico e portano alla risata, in modo che il pubblico riesca a rilassarsi, a divertirsi e in un certo senso a scaricare le tensioni. Lo spettacolo è in scena da circa un anno e mezzo. Devo dire che siamo stati molto contenti e orgogliosi di essere stati invitati a questa Rassegna, anche perché questa è per noi la prima volta che usciamo dalla nostra provincia di Ascoli e che ci confrontiamo con un pubblico che non è il nostro. Per noi è dunque un bel test.”

Uno spettacolo leggero, quindi. Che altro fa parte del vostro repertorio?

Attualmente abbiamo in programmazione Le serve, di Jean Grenet, che proporremo in una nuova edizione rivisitata in una rassegna che si terrà ad Ascoli al Teatro dei Filarmonici.

La vostra associazione è nata nel 2014. E prima?

Io ho iniziato a fare Teatro oltre mezzo secolo fa, nel 1969, e ho costituito diverse compagnie fino alla fine degli anni ottanta. Poi mi sono dedicato alla regia, soprattutto alle rievocazioni storiche, lavorando in questo campo in Italia e all’estero. Parallelamente, avvertendo l’esigenza di fare anche altri tipi di spettacoli, ho recuperato tutto il gruppo attoriale che aveva lavorato con me negli anni precedenti, che si sono messi a disposizione per rivivere quei momenti. E adesso questo gruppo costituisce il “corpus” della compagnia.
Ci tengo a dire che noi di Arcoscenico, istituzionalmente, ci siamo dati il compito di formare gli attori, sia dal punto di vista culturale che tecnico. Per questo abbiamo un Laboratorio Permanente da me diretto, in cui facciamo dizione, lavoriamo sull’improvvisazione, la postura, la prossemica, insomma ci occupiamo di tutti quegli aspetti che riguardano il comportamento degli attori nello spazio teatrale.

Avete una sede in cui svolgere queste attività?

Questo, purtroppo, è un tasto dolente. Non abbiamo una vera e propria sede. Abbiamo un recapito, presso il Palafolli di Ascoli, un auditorium gestito dalla Compagnia dei Folli, una compagnia internazionale di Teatro di Strada che si esibisce in tutto il mondo.
Utilizziamo quindi gli spazi che ci vengono concessi, ma non abbiamo una sede nostra. Questo anche perché in Ascoli ci sono diverse compagnie amatoriali e l’amministrazione comunale ancora non è riuscita a trovare gli spazi per tutti. Si sta aprendo, adesso, un dialogo con la nuova amministrazione che, a quanto pare, ha intenzione, a partire dalla rassegna a cui accennavo prima, di destinare alle compagnie amatoriali il Teatro dei Filarmonici da poco restaurato. Quello degli spazi, per una compagnia amatoriale, è il problema più grosso. Io, come le dicevo, faccio Teatro da più di cinquant’anni: questo problema ce l’avevo nel 1969 e ce l’ho ancora nel 2020. Ma, proprio per il grande amore che abbiamo per il Teatro, ci siamo adattati, ci adattiamo e continueremo ad adattarci.

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