Senigallia (AN), 1 febbraio 2020: la compagnia Teatro del Sorriso al Portone

Sabato 1 febbraio alle 21.15, sul palcosenico del teatro Portone di Senigallia (Ancona), la compagnia Teatro del Sorriso presenta Dritto al cuore, di Patrizio Cigliano, regia di Giampiero Piantadosi.

Spettacolo di forte impatto emotivo e grande valenza sociale, finalista a importanti concorsi nazionali di teatro, miglior attore protagonista al 3° Festival Nazionale di Teatro Materia di prodigi – Città di Forlì , miglior lavoro, miglior regia e miglior attore protagonista all’ XI° Festival Teatrale Nazionale – PREMIO G.A.T. “P. Mancini” di Fasano (Br).
Nel clima claustrofobico di una cella, un colonnello dell’esercito israeliano interroga un combattente palestinese catturato durante un rastrellamento.
Il dialogo teso, violento, a tratti brutale che intercorre tra i due mette in evidenza i temi dello scontro che da sempre divide violentemente i due popoli.
Il dialogo, mai stereotipato e ricco di colpi di scena, raggiunge un crescendo dirompente che colpisce, appunto, dritto al cuore tanto il pubblico quanto gli stessi protagonisti, fino all’inaspettato e drammatico epilogo.
La pièce di Cigliano è ricca di tutte le implicazioni geopolitiche che il conflitto israelo-palestinese porta con sé, ma non manca, nel serrato dialogo tra i due personaggi, l’esplorazione delle sfumature e degli angoli più nascosti della loro dolente umanità.
Prima di essere due nemici, infatti, il colonnello Yaron e il palestinese HIkmet sono innanzitutto due uomini.
Tutto li divide: l’appartenenza politica, l’ideologia, gli opposti ruoli che ricoprono, nell’esercito israeliano l’uno, nell’ OLP l’altro.
Ma scoprono di avere un punto in comune: l’amore per la letteratura e per la poesia.
Hikmet, infatti, è un poeta che canta nei suoi componimenti la sofferenza ed il dolore del suo popolo oppresso.
Yaron, che come il suo prigioniero conosce a memoria i versi dell’Iliade addirittura nel testo originale in greco, ne è affascinato.
Questo sembrerebbe essere il punto di incontro per iniziare a stabilire una collaborazione, innanzitutto umana, e poi anche politica.
Sarà sufficiente a ribaltare il ruolo vittima/carnefice nel quale i due sono costretti a vivere la loro realtà di nemici?
Riuscirà Yaron a convincere i suoi superiori che la brutalità dei metodi usati per la repressione non ottiene altro risultato se non quello di aggiungere odio all’odio?
Potrà mai Hikmet vincere la naturale diffidenza che la sola presenza di Yaron, ufficiale di un esercito invasore, gli incute?
E soprattutto: potranno mai i due diventare amici?
Domande alle quali ognuno, alla fine dello spettacolo, potrà trovare una risposta.

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