Poggio Moiano (RI), 25 gennaio 2020: ha preso il via la 7^ Rassegna di Teatro Amatoriale Vicolo Primo.

Si è aperta ieri sera al Comunale di Poggio Moiano (Rieti) la Rassegna di Teatro Amatoriale organizzata per il settimo anno consecutivo dalla compagnia Vicolo Primo.
Sul palcoscenico l’Associazione Il Teatro che ha divertito il pubblico presente in sala con la commedia di Gianni Clementi La spallata, per la regia di Salvatore Margiotta.

Una commedia in romanesco che, oltre ad essere un piacevole e riuscito affresco degli eventi internazionali e di un’Italia post-bellica in preda a numerosi cambiamenti e contraddizioni, è probabilmente lo spettacolo ideale per quel genere di Teatro cosiddetto “popolare” che diverte e, allo stesso tempo, fa riflettere.
È il 1963 e tutta la vicenda, che si svolge nella borgata romana di Torre Angela, ruota attorno al microcosmo di due famiglie proletarie che vivono sotto lo stesso tetto. Qui, tra duri contrasti intergenerazionali e di pensiero, i più giovani provano a cavalcare l’onda dell’imminente boom economico in cerca del riscatto sociale, per affrancarsi dalla vita di stenti e sacrifici vissuta dai genitori e realizzare sogni e aspirazioni mediante un’idea imprenditoriale di sicuro successo: avviare un’impresa di pompe funebri, un business a cui, certamente, non mancheranno i clienti.

Abbiamo incontrato il regista dello spettacolo, Salvatore Margiotta, poco prima di andare in scena.

Con questo spettacolo, anche grazie alla UILT alla qulale siamo affiliati – ha dichiarato – partecipiamo a molte altre rassegne oltre a questa. Il mese prossimo saremo al Festival Nazionale di Albano, poi alla Rassegna Teatrale di Sezze. Lo spettacolo va molto bene, anche perché l’autore, Gianni Clementi, è uno dei maggiori drammaturghi del panorama italiano contemporaneo. Noi abbiamo messo in scena anche lavori, diciamo, molto più drammatici, ma questo testo è veramente molto divertente.
La commedia è ambientata negli anni 60, anni che molti di noi, “gente di borgata”, abbiamo vissuto. Devo dire che abbiamo inserito un personaggio che nel testo originale non è presente, e che rappresenta quello spirito di collaborazione, di reciproco aiuto anche nelle situazioni quotidiane, che era tipico delle comunità “borgatare” di allora.

A proposito di “spirito”: qual è lo spirito che anima l’Associazione?

All’inizio è stato casuale: nel 1974, quando siamo nati come compagnia teatrale, abbiamo avuto l’idea dopo aver assistito a uno spettacolo teatrale. È stato un po’ per spirito di emulazione, per provare un’esperienza nuova. Eravamo, diciamo così, “i ragazzi del muretto” che altrimenti avrebbero anche rischiato di entrare in qualche brutto giro. La cosa ci è piaciuta e l’abbiamo portata avanti, inserendo via via nuove persone che hanno portato linfa nuova.

Quali difficoltà avete affrontato all’inizio e durante il percorso pluridecennale che vi ha fatto arrivare fino ad oggi?

Le difficoltà che abbiamo affrontato e affrontiamo noi, dopo quasi cinquant’anni di attività, penso siano le stesse che devono affrontare tutte le compagnie amatoriali. Ci basiamo sul volontariato e tutti danno quello che possono dare.
Ci sono difficoltà nel trovare gli spazi per le prove, ad esempio. Poi le incombenze burocratiche, amministrative e fiscali. Naturalmente non mancano i piccoli contrasti interni e le discussioni. Alla fine però la passione per quello che facciamo ci dà grandi soddisfazioni e ci fa stare insieme anche dopo tanto tempo. La passione e l’applauso del pubblico, perché per noi è il riconoscimento di un lavoro faticoso ma estremamente soddisfacente. L’applauso non ti cambia la vita, ma ti fa continuare a fare quello che ti piace al di là di tutte le difficoltà.

Sogni nel cassetto?

Vorremmo fare sempre meglio e soprattutto coinvolgere sempre più persone.
Forse avremmo bisogno di più aiuto da parte delle Istituzioni, ma chiunque abbia svolto la nostra attività sa che questo è un sogno che hanno praticamente tutte le associazioni come la nostra.
L’unica cosa che vogliamo veramente è continuare per almeno altri cinquant’anni.

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