Moie (AN), 26 gennaio 2020: la compagnia Teatro del Sorriso alla Biblioteca La Fornace

Domenica 26 gennaio alle 18.00, presso la Biblioteca La Fornace di Moie (Ancona), la compagnia Teatro del Sorriso presenta Dritto al cuore, di Patrizio Cigliano, regia di Giampiero Piantadosi.

NOTE DI REGIA:
L’atto unico “Dritto al cuore” – Finalista nel 2002 alla VIII edizione del Premio Enrico Maria Salerno per la Nuova Drammaturgia Europea e Vincitore del Premio Speciale del Pubblico – è la nuova, appassionante sfida del Teatro del Sorriso.
Due soli personaggi, due soli attori in scena per 70 minuti, Ettore Budano e Fabrizio Ilacqua, a cimentarsi in una prova attoriale da brivido.
Nel clima claustrofobico di una cella, un colonnello dell’esercito israeliano interroga un combattente palestinese catturato durante un rastrellamento.
Il dialogo teso, violento, a tratti brutale che intercorre tra i due mette in evidenza i temi dello scontro che da sempre divide violentemente i due popoli.
Il dialogo, mai stereotipato e ricco di colpi di scena, raggiunge un crescendo dirompente che colpisce, appunto, dritto al cuore tanto il pubblico quanto gli stessi protagonisti, fino all’inaspettato e drammatico epilogo.
La pièce di Cigliano è ricca di tutte le implicazioni geopolitiche che il conflitto israelo-palestinese porta con sé, ma non manca, nel serrato dialogo tra i due personaggi, l’esplorazione delle sfumature e degli angoli più nascosti della loro dolente umanità.
Prima di essere due nemici, infatti, il colonnello Yaron e il palestinese HIkmet sono innanzitutto due uomini.
Tutto li divide: l’appartenenza politica, l’ideologia, gli opposti ruoli che ricoprono, nell’esercito israeliano l’uno, nell’ OLP l’altro.
Ma scoprono di avere un punto in comune: l’amore per la letteratura e per la poesia.
Hikmet, infatti, è un poeta che canta nei suoi componimenti la sofferenza ed il dolore del suo popolo oppresso.
Yaron, che come il suo prigioniero conosce a memoria i versi dell’Iliade addirittura nel testo originale in greco, ne è affascinato.
Questo sembrerebbe essere il punto di incontro per iniziare a stabilire una collaborazione, innanzitutto umana, e poi anche politica.
Sarà sufficiente a ribaltare il ruolo vittima/carnefice nel quale i due sono costretti a vivere la loro realtà di nemici?
Riuscirà Yaron a convincere i suoi superiori che la brutalità dei metodi usati per la repressione non ottiene altro risultato se non quello di aggiungere odio all’odio?
Potrà mai Hikmet vincere la naturale diffidenza che la sola presenza di Yaron, ufficiale di un esercito invasore, gli incute?
E soprattutto: potranno mai i due diventare amici?
Domande alle quali ognuno, alla fine dello spettacolo, potrà trovare una risposta.

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