Il debutto del nuovo spettacolo della Compagnia Oscena al Manlio di Magliano Sabina (RI)

Il primo pensiero che ci è venuto in mente al termine di 2019: odissea sul palco portato in scena dalla Compagnia Oscena al teatro Manlio di Magliano Sabina (Rieti) è stato: Accidenti, che coraggio!
Il testo di Daniele Vessella non è infatti dei più semplici.
Una serie di quadri ispirati ad alcuni dei film più famosi di Stanley Kubrik che sette attori, alcuni dei quali impegnati nell’interpretazione di diversi personaggi, hanno messo in scena con la regia di Maurizio Antonelli.

Una scenografia essenziale, dominata da un elemento che richiama il monolito di 2001: Odissea nello spazio che qui diventa un enorme smartphone, vero totem dei nostri tempi. Al suo cospetto quattro personaggi, ognuno rappresentante diversi aspetti di una società che non accetta il loro modo di essere (dall’immigrata araba di seconda generazione desiderosa di integrazione all’omosessuale alle prese con un difficile outing, dall’ex uomo d’affari ritrovatosi a diventare un barbone al disabile che si sente schiavo del suo handicap), trovano un riscatto che tale non è in quanto imposto, più che da sé stessi, da una società che poggia tutto sull’apparenza. “Ora la gente mi accetterà”, conclude ognuno di loro dopo essere entrato in contatto col totem.
Ipnotica la coreografia, su musiche originali di Carlo Alberto Mazza, in cui i quattro personaggi si esibiscono in una sorta di scimmiesca danza tribale, in adorazione del totem.
Ma il cambiamento non porterà nulla di buono.
E poi altri personaggi, da un allucinato “Jack Torrance” di Shining a un complessato “soldato Palla di Lardo” di Full Metal Jacket alle prese con un ufficiale donna che lo umilia, alla extracomunitaria dell’est bullizzata dall’immigrata araba ormai integrata, alla ricca vedova che il barbone ripulito cerca di sedurre, rappresentano ognuno un aspetto dei nostri tempi.
E alla fine una bambina lancia un messaggio di speranza, mostrando felice una bambola di pezza con su scritta la parola “Hope”.

È stata dura – ci ha confidato il regista in una breve chiacchierata al termine dello spettacolo – soprattutto nella preparazione. Fortunatamente il pubblico ha risposto bene, anche in termini di presenze. Ci ha fatto particolarmente piacere vedere in sala molti giovani, il che non è scontato, di questi tempi. Se abbiamo coraggio nel proporre spettacoli del genere? Sì, probabilmente ci vuole coraggio. Ma noi, fin dall’inizio della nostra esperienza teatrale, siamo convinti che il teatro amatoriale non è solo commedia e dialetto (che hanno sicuramente una loro dignità e importanza), ma può essere altro. E con Daniele Vessella, autore di tutti i nostri spettacoli, vogliamo proporre un teatro il cui scopi non siano solo far ridere, ma soprattutto far riflettere. Anche con proposte come questa. Con tutti i nostri limiti di esperienza (chi ne ha di più è appena alla sua terza apparizione sul palcoscenico) cerchiamo di portare avanti il nostro progetto. E lo facciamo con passione, convinti di essere su una buona strada.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *