Intervista a Virgilio Vincenzoni, presidente dell’Associazione Culturale Trasimeno Teatro

Abbiamo incontrato Virgilio Vincenzoni, presidente dell’Associazione Culturale Trasimeno Teatro al Comunale di Poggio Moiano (Rieti), durante le fasi di allestimento della scenografia dello spettacolo presentato alla Rassegna di Teatro Amatoriale organizzata dalla compagnia Vicolo Primo

Ex finanziere, 65 anni gran parte dei quali trascorsi sul palcoscenico, ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la sua compagnia e per quali scopi è nata?
La compagnia è nata nel 1983. Eravamo tutti giovani, un gruppo di ragazzi che facevano parte della Schola Cantorum di Castiglion del Lago, al cui interno operava una compagnia di teatro. Ad un certo punto ci siamo accorti che le due attività non potevano “combaciare”, perché spesso gli impegni, soprattutto in occasione delle prove, ora di canto ora di recitazione, si accavallavano. Allora abbiamo deciso di staccarci. Siamo nati come compagnia teatrale con lo scopo di stare insieme a coltivare la nostra passione, con lo spirito appunto dello stare insieme, magari anche solo per bere una birra al termine delle prove. Poi abbiamo visto che nel tempo noi ci siamo amalgamati sempre di più e arrivava gente che chiedeva di entrare in compagnia. Dall’86, anno di nascita ufficiale di Trasimeno Teatro, facciamo due spettacoli l’anno. Abbiamo girato molto per l’Italia, dal Centro al Nord al Sud con spettacoli in italiano, e sempre per puro divertimento, mettendo i soldi di tasca nostra. Da circa sette anni abbiamo cominciato a produrre spettacoli in dialetto perugino, sempre con lo stesso spirito di stare insieme, di far divertire la gente, di andare a bere una birra alla fine delle prove e a fine stagione di ritrovarci per una cena, anche pagandocela di tasca nostra, se occorre.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare e come si superano?
Bella domanda. All’inizio erano soprattutto di carattere logistico. Da qualche anno, però, grazie al comune di Castiglion del Lago che è stato molto sensibile nei nostri confronti e che ci ha dato uno spazio per le prove, la situazione è migliorata. Abbiamo adattato a teatro i locali di una ex Filarmonica, ci abbiamo costruito un palcoscenico di una cinquantina di metri quadrati, con cento posti a sedere, e lì svolgiamo la nostra attività. Facciamo laboratori per ragazzi e per adulti e ogni anno ci teniamo una rassegna invernale. Comunque i problemi ci sono sempre, perché anche se l’Amministrazione Comunale non ci ha mai detto di no per gli spazi, ci può dare pochi contributi economici, ma noi ci accontentiamo. Io sento di compagnie in Umbria che non hanno nemmeno una sede, una stanza per fare le prove, magari sono costrette a pagare un affitto. Noi, per fortuna, questi spazi ce li abbiamo, e possiamo usufruire gratuitamente anche di una bellissima Rocca dove allestire i nostri spettacoli estivi.
Poi, i soldi, contano sempre. Le trasferte costano: bisogna noleggiare i mezzi di trasporto, mettere la benzina eccetera. Ma finché c’è il divertimento si fa tutto e ci si mette anche le mani in tasca.

Che cosa sogna un Presidente per la sua associazione?
Sognare è bello. Il mio sogno è quello di stare sempre insieme, di non litigare mai. Anche se qualche sera ci sono delle tensioni magari perché alle prove faccio la voce grossa e mando tutti a quel paese, dopo c’è sempre una birra pronta da stappare. Mi piacerebbe continuare così per altri vent’anni con queste persone e con quanti vorranno unirsi a noi nel futuro.

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