Poggio Moiano (RI), 2 febbraio 2019: la compagnia ‘A Zeza apre la sesta edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale della compagnia Vicolo Primo

Davanti al folto ed attento pubblico del teatro comunale di Poggio Moiano (Rieti) si è celebrata ieri sera la prima delle sei serate previste per la sesta edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale della compagnia Vicolo Primo.

Una serata all’insegna del teatro napoletano che ha visto protagonisti gli attori della compagnia ‘A Zeza, che hanno portato in scena ‘O miracolo ‘e San Pancrazio, di Antonio Caruso, regia di Pino Russo.

Una commedia dai toni eduardiani, ambientata nel secondo dopoguerra quando nei piccoli centri la figura del parroco era considerata centrale. E proprio un parroco piuttosto “sui generis” è protagonista della vicenda.
Nella bellissima interpertazione di Giosue Gargiulo, che a tratti ricorda negli atteggiamenti il grande Nino Taranto, Don Peppino appare infatti un prete che, pur nella sua incrollabile fede, non è certo immune dai dubbi tipici dell’uomo.
Le situazioni che si trova ad affrontare e che, agli occhi dei personaggi che ne sono per certi versi vittime sembrano insormontabili, per Don Peppino non sono altro che aspetti della vita da risolvere nel miglior modo possibile, anche a volte ricorrendo a piccole bugie o a stratagemmi non proprio ortodossi.

Uno spettacolo durante il quale si ride e ci si diverte, ma che nello stesso tempo offre spunti di riflessione che vanno dal trattamento riservato alle donne, allora considerate a volte come semplici “macchine per la riproduzione” all’annoso problema della castità nel clero. E gli spettatori hanno apprezzato e applaudito, nonostante le ovvie difficoltà derivate dalla lingua, non sempre chiaramente comprensibile dai non napoletani.
In alcuni momenti il pubblico era talmente attento e concentrato che aveva quasi il timore di ridere o di applaudire per non perdersi nemmeno una battuta.
Succede sempre così” – ci ha confidato alla fine dello spettacolo il regista Pino Russo (che nella sua veste di Presidente ci ha rilasciato un’intervista che potete leggere cliccando QUI) – “e non soltanto per le difficoltà del dialetto, ma proprio perché i temi trattati sono importanti. Questo è uno spettacolo che portiamo in scena da più di due anni e che è stato anche premiato in varie occasioni. Siamo molto soddistatti per come è andata, anche perché aprire una rassegna è sempre una bella responsabilità: se il pubblico apprezza il primo spettacolo, tornerà a teatro volentieri anche per i successivi.”

Alla fine una curiosità:
Zeza, da cui il nome della compagnia, è il diminuivo di Lucrezia, la moglie di Pulcinella. ‘A Zeza è il titolo di una scenetta itinerante che veniva rappresentata, finché la Chiesa non lo proibì a causa delle volgarità in essa contenute, per le vie del paese durante il periodo di carnevale. Essendo nata proprio in occasione di un carnevale, la compagnia ‘A Zeza ha deciso di chiamarsi così.

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