Cava de’ Tirreni (SA), 27 gennaio 2019: la Giornata della Memoria con l’Associazione Arcoscenico

Si terrà il 27 gennaio la serata di conclusione della partecipazione dell’Associazione Arcoscenico all’iniziativa “L’esclusione del diverso“.

Le leggi razziali ottant’anni dopo” organizzata dalla Mediateca Marte di Cava de’ Tirreni. L’iniziativa prevede un percorso espositivo storico-culturale sulla promulgazione delle leggi razziali e sul racconto del ventennio fascista, all’interno della quale la mostra “A lezioni di razzismo” viene corredata da una visita guidata e uno spettacolo teatrale.

Questo mese Arcoscenico ha portato in scena, nei matinée che si sono tenuti su prenotazione a partire dal 7 gennaio, lo spettacolo “JUDE”, scritto e diretto da Luigi Sinacori e Mariano Mastuccino. Un testo inedito in tre tempi complementari che mette al centro esistenze giovani e adolescenti, spiriti liberi-sognatori e anche un po’ ribelli, sullo sfondo di un contesto storico di deportazione, reclusione e rastrellamenti.
Domenica 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, a partire dalle 19.30 sempre presso la Mediateca Marte sita in c/so Umberto I-137, lo spettacolo serale comprensivo di visita alla mostra sarà interpretato da Gianluca Pisapia, Luigi Sinacori, Anna D’Ascoli, Licia Castellano, Federico Santucci, Francesca Cretella, Mariano Mastuccino, Maria Fiungo e sarà impreziosito dalle coreografie di Laura Cammarota e dall’improvvisazione musicale del chitarrista Salvatore Virno.

 “JUDE”, scritto da Luigi Sinacori e Mariano Mastuccino è un testo inedito in tre tempi complementari che mette al centro esistenze giovani e adolescenti, spiriti liberi-sognatori e anche un po’ ribelli, sullo sfondo di un contesto storico di deportazione, reclusione e rastrellamenti.

I ragazzi del ghetto è uno scherzo, un gioco di ribellione scritto a partire da canzoni popolari e leggende che raccontano di colorate rivolte dei bambini del ghetto di Roma contro un controllo di un Ispettore fascista. Interpretato da Gianluca Pisapia e Luigi Sinacori il nostro Settimino, che ha indosso i caratteri del perfetto birbante di quartiere, guiderà una piccola rivolta giocosa contro il burocratismo totalitario degli agenti del fascismo.
Binario d’emergenza, dramma in un atto unico di Luigi Sinacori, è un tuffo nell’apparente vuoto in cui cadono dei deportati costretti alla reclusione dopo un rastrellamento. Cosa accadrebbe se alla sottrazione delle libertà e dei diritti, venissero sottratte anche la possibilità di decidere dove e come muoversi, la possibilità di determinare il proprio spazio e il proprio tempo, e con chi condividerlo? A questa domanda provano a rispondere i tre protagonisti, interpretati da Luigi Sinacori, Mariano Mastuccino e Gianluca Pisapia, cercando una risposta che non li metta l’uno contro l’altro.
Chiudi gli occhi, monologo di Mariano Mastuccino, è un piccolo viaggio attraverso gli occhi di un bambino ormai grande costretto alla deportazione per un reato mai commesso. Il viaggio nel treno che porta il nostro protagonista lontano dalla sua vita quotidiana lo trascina in un vortice di ricordi e di sensazioni, ma anche di consapevolezze, che gli mostrano la realtà per quella che è, o almeno diversa da quella che per la sua vita da bambino poteva sembrargli.

Altri interpreti: Anna D’Ascoli, Licia Castellano, Francesca Cretella, Federico Santucci, Maria Fiungo.
Coreografie: Laura Cammarota.

“Non è facile parlare di un tema come quello delle leggi razziali oggi. Oltre il tempo trascorso, che è tanto ma non è stato ancora completamente assorbito dalla storia, c’è sicuramente tantissima letteratura, teatrale e non, sull’argomento. Dal nostro canto volevamo cercare certamente di non essere retorici, perché nessuno ha bisogno della retorica, ce n’è già troppa in giro; nemmeno volevamo adagiarci su altri prodotti culturali già confezionati, per evitare paragoni ma anche per dare qualcosa in più, diverso da un programma scolastico o un palinsesto televisivo del giorno della memoria.
Come Arcoscenico cerchiamo sempre di proporre il più possibile produzioni inedite, ideate-scritte e dirette da noi. Così abbiamo fatto anche questa volta.
“JUDE” vuole essere un colpo, un pugno nello stomaco.
La parola JUDE deriverebbe dall’aramaico, e avrebbe un significato molto positivo, che si avvicinato al nostro “onorato, lodato”. Eppure, in una sua traduzione anglofona usata per i nomi di persona, può essere inteso anche per il nome di persona GIUDA, che tutti ricordiamo per avvenimenti biblici non propriamente positivi. Se quindi la derivazione ha un significato positivo, le si dà spesso un risvolto negativo. Allo stesso modo l’essere un giudeo, un ebreo, non ha di per sé alcuna connotazione negativa. Appartenere a una certa area geografica, oppure ad una certa cultura o religione riferita, non è di per sé un male. Nonostante questo, l’essere JUDE, l’essere un ebreo, ha significato nella storia del novecento la persecuzione ad opera del nazismo, ma anche del fascismo. JUDE, infatti, ed in questo modo lo intendiamo noi, era il termine col quale i tedeschi si riferivano agli ebrei: “DER JUDE”, “l’ebreo, l’israelita” dai soldati o dai gerarchi nezisti veniva utilizzato in senso chiaramente dispregiativo, mentre di per sé non lo sarebbe. Ancora oggi, seppure a volte con umorismo o ironia, si associa all’essere ebrei qualità non positive.
E’ chiaramente un’iperbole, ma seppure le condizioni che hanno portato al fascismo non sono le stesse che viviamo oggi, un certo clima di esclusione del diverso, di rabbia verso l’estraneo, inteso per nazionalità, soprattutto, latita ancora, e forse ancora di più negli ultimi anni a causa di una lunga crisi sociale di cui chiaramente quest’odio è una delle conseguenza, non certo la causa. Eppure, ecco, si capovolgono i significati delle parole e si capovolgono le cause e gli effetti dei nostri problemi, che diventa facile affibbiare a chi non conosciamo e viene da lontano.
In JUDE, inoltre, abbiamo provato a non avere un atteggiamento troppo didascalico. I brani che compongono il testo hanno un linguaggio molto colloquiale, anche pensato al pubblico che lo vedrà e che sarà prevalentemente giovanissimo. E’ chiaro che un argomento del genere può essere inteso per mezzo di un gioco. Anche qui, non volevamo ripercorrere la stessa strada del Benigni, e de “La Vita è bella”. Abbiamo associato, in parte, il gioco e l’ingenuità dei protagonisti alla lucidità adulta, alla ribellione verso una situazione che, anche nella parziale inconsapevolezza, si voleva combattere. Abbiamo scritto personaggi-bambini che con la leggerezza dell’età vanno contro la tragedia che sta per abbattersi su di loro, e lo fanno con gli strumenti che hanno, il gioco di gruppo, la vitalità, la voglia di continuare a correre, a giocare, a comunicare, a vivere.. “

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