Intervista a Luigi Sinacori, presidente dell’Associazione Arcoscenico di Cava de’ Tirreni (SA)

Luigi Sinacori, presidente dell’Associazione Arcoscenico, si è laureato con lode presso l’Università degli Studi di Salerno al corso di Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e della produzione multimediale, con una Tesi Magistrale in Storia del Teatro su Eduardo De Filippo e i rifacimenti della maschera di Pulcinella. Ha partecipato ad un progetto di teatro sociale con gli ospiti della casa di cura “Villa Alba”, realizzando una messa in scena dell’atto unico eduardiano “Gennariniello”. Ha conseguito col massimo dei voti il diploma presso l’accademia di dizione e recitazione cavese del maestro Mimmo Venditti e ricopre i ruoli di Presidente e di Direttore artistico della sezione Teatro dell’Associazione Arcoscenico dilettandosi, quando occorre, come autore di testi scritti ad hoc per il gruppo.

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la Compagnia e per quali scopi è nata?
L’Associazione Arcoscenico, di cui fa parte la sezione teatro “La Bottega della Ribalta”, è nata ufficialmente nel 2015, ma il gruppo che l’ha fondata era già assieme, almeno in parte, da molto tempo. In un modo o nell’altro lo zoccolo duro del gruppo sta assieme da quasi diec’anni, ma ad un certo punto, coniugando anche i percorsi di studio affini di alcuni dei membri, abbiamo sentito la necessità di iniziare un percorso di crescita dandoci una struttura, un obiettivo: quello di creare un gruppo solido che sapesse non solo divertirsi a portare in scena classici del teatro tradizionale che amiamo profondamente, ma che lavorasse assieme a copioni inediti, diversificasse la proposta teatrale. C’ interessava non solo divertirci e divertire con le grandi commedie, ma metterci alla prova sui generi, imparare recitando, crescere scrivendo i testi da mettere in scena. E così, non senza difficoltà per far passare il messaggio a tutti i soci, è nato il progetto che oggi, piano piano, cresce ogni giorno di più.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare?
Premetto che non amiamo i pietismi. Ogni associazione ha le sue difficoltà generali date dalla situazione di crisi sociale e finanziaria, e difficoltà particolari, spesso generate dal sostrato culturale del proprio territorio. Per quanto ci riguardo la primissima difficoltà, quella più lampante, è il non avere nel nostro comune di appartenenza un teatro comunale. E’ una grave deficienza della nostra città, e ci costringe ogni volta a ricercare situazione alternative, sale teatrali anche accoglienti e super-dignitose, ma che non hanno tutti i crismi di un vero e proprio teatro. Non siamo campanilisti, ma alle volte avremmo voglia di poter presentare in anteprima nazionale un testo nella nostra città, soprattutto quando inedito e interamente scritto-diretto dai membri della compagnia, ma questo non è possibile. La mancanza di un teatro contribuisce a disabituare il cittadino medio dall’andare a teatro, e quindi la ricerca di un pubblico, che non si limiti ai propri amici e parenti, è spesso faticosa. Devo dire che spesso, da questo punto di vista, rimaniamo soddisfatti della risposta che i nostri concittadini danno ma, credetemi, è un vero lavoraccio.

In che modo, in base alla sua esperienza, queste difficoltà possono essere superate?
Per quanto ci riguarda l’avere tutti in testa lo stesso obiettivo è fondamentale. Nessuno di noi sale sul palco per mettersi in mostra di fronte a genitori, amici o coniugi. Sappiamo che il fine è dare vita ad un’opera d’arte unica ed originale, quindi farla conoscere a più persone possibile, soprattutto che non abbiano pregiudizi o interesse a compiacerci, è necessario, e l’impegno nella divulgazione è massimo. Non disdegniamo scendere in strada per volantinaggi in cui ci presentiamo ai passanti per pubblicizzare uno spettacolo, cerchiamo di rimanere in contatto con i rappresentanti dei media per utilizzare al meglio tv-radio-giornali, ricerchiamo il nostro pubblico coltivando il seguito sui social network, stringiamo rapporti con gli altri gruppi teatrali andando oltre le incomprensibili antipatie che la vulgata vuole serpeggino tra gli “attori” e gli “artisti” locali, e cerchiamo le più ampie collaborazioni sia nel settore pubblico che in quello privato.

Cosa sogna, un presidente, per la sua Associazione?
Probabilmente che non muoia mai; che il nome diventi conosciuto, la propria firma riconoscibile, e che tassello dopo tassello si raggiungano piccoli-grandi risultati che solo poco tempo prima sembravano insperati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *