Intervista ad Arturo D’Aniello, presidente della compagnia Accademia Zoser di Cuneo

Arturo D’Aniello, presidente dell’Associazione Animattori e dell’Accademia Zoser che ne é parte integrante, dice di sé stesso:
“Ho 62 anni e da oltre 25 anni faccio  l’animatore teatrale (regista è troppo chic!) per amore del teatro e amore per i giovani, sentimenti che ho conosciuto e fatto miei, frequentando l’Oratorio Salesiano di Cuneo, autentica fucina, come tutti gli oratori, di talenti e carismi sulle orme di don Bosco che proprio nel teatro riponeva grande fiducia e aspettative per un’educazione completa del giovane: ho fatto mio uno dei suoi motti e cioè DIVERTIRE EDUCANDO ED EDUCARE DIVERTENDO …. finchè riuscirò a far questo, nulla potrà fermarmi. Ah, dimenticavo di dire una cosa che è la più importante: ho accanto a me un gruppo di adulti (più o meno anziani!) che da sempre condivide lo spirito e la passione che animano l’associazione… senza di loro non avrei fatto nulla e non farei nulla!”

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la Compagnia e per quali scopi è nata?
La nascita della nostra Associazione può essere definita conclusione naturale di un percorso di crescita, umana e cristiana, iniziato nel 2009 da un gruppo di giovani animatori della Diocesi di Cuneo, nell’ambito delle attività della Pastorale Ragazzi. Lo scopo era (ed è!) di dare loro l’opportunità di apprendere nuove tecniche di animazione attraverso le arti sceniche per svolgere al meglio il loro compito e, lavorando in gruppo, per maturare nella fiducia, nella costanza e nel sostegno reciproci. Negli anni hanno (e abbiamo!) constatato il grande valore educativo del teatro perché l’attività teatrale risponde al meglio ai bisogni che ragazzi e giovani affrontano ogni giorno nei diversi momenti della vita e se uno di questi rappresenta essenza o si rivela presenza di una situazione di handicap o di disagio psichico, il valore educativo viene moltiplicato perché fare teatro significa soprattutto lavorare insieme, ascoltare e ascoltarsi, impegnarsi per un fine comune, essere un’entità e non più un gruppo. Riteniamo questa un’esperienza unica e irripetibile, al di là del coinvolgimento personale, per l’ambito in cui si sviluppa, per i destinatari (gli animatori parrocchiali) e infine per aver spinto molti ragazzi della “prima ora”, ora studenti universitari o lavoratori, a restare nel gruppo, sia come animatori delle leve più giovani cioè i ragazzi della Compagnia del Porto dei Sogni sia come attori della compagnia Accademia Zoser, a testimonianza della passione educativa e teatrale ricevuta negli anni che vogliono ancora poter vivere e trasmettere.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare?
Le difficoltà che abbiamo incontrato, incontriamo e incontreremo, ahimè, sono innanzitutto di tipo economico in quanto come associazione di volontariato senza scopo di lucro (dall’anno scorso siamo iscritti nell’albo delle OdV della Regione Piemonte, sezione “promozione della cultura, istruzione ed educazione permanente) viviamo dei proventi derivati dalle quote di iscrizione, dai contributi liberali e, da quest’anno, del 5 per mille: come sa chiunque faccia la nostra attività, per allestire uno spettacolo (e i nostri coinvolgono dai 50 agli 80 ragazzi/giovani) le spese sono tantissime fra costumi, scenografie ecc.. Fortuna che ci vengono incontro gli spettatori che con le loro offerte ci permettono di sopravvivere (almeno fino a ora!). Un’altra criticità consiste nella difficoltà di individuare teatri dove poter rappresentare le nostri produzioni senza dover pagare cifre esorbitanti che neanche la liberalità dei su citati spettatori riesce a coprire.

In che modo, in base alla sua esperienza, queste difficoltà possono essere superate?
Per superare queste difficoltà bisognerebbe che ci fossero più e più semplici bandi sia degli enti pubblici che delle fondazioni, coinvolgere in un processo di sviluppo culturale i gestori delle sale che oltre al cinema (per il quale gli stessi stipulano contratti con incredibili giorni e orari di programmazione) esiste anche il teatro che ha tutt’altro aspetto culturale ed educativo.

Cosa sogna, un presidente, per la sua Associazione?
Sogno che questa associazione viva (e non sopravviva) ancora per tanti anni per regalare ai ragazzi e giovani le emozioni che solo il palco riesce a trasmettere ma che continui a essere soprattutto strumento di educazione e crescita umana e, nel caso specifico, cristiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *