Intervista a Francesca Gnan, presidente della compagnia Brocchi da Carretta di Rivoli (TO)

Francesca Gnan nasce a Rivoli (To), dove vive tuttora con il marito Stefano e il figlio Enea (5 anni), nel 1978. Si dedica, da bambina, allo studio della danza, che interrompe per intraprendere il liceo classico.
Durante gli anni universitari inizia a studiare recitazione presso “Accademia attori” di Rivoli, entrando contemporaneamente a far parte della compagnia e collaborando con una serie di compagnie professioniste del torinese.
Si laurea nel 2003 in Lettere moderne e nel 2005 intraprende la professione di docente di lettere di scuola secondaria, che pratica tuttora, affiancandola all’attività
Nel 2008, dopo un periodo di pausa dal teatro, entra a far parte stabilmente della compagnia dei Brocchi da Carretta, di cui diventa vice Presidente nel 2015.

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la Compagnia e per quali scopi è nata?
La compagnia è nata nel 2006 dalla volontà di un gruppo di ex allievi di una scuola di recitazione di proseguire l’esperienza teatrale anche dopo la fine della scuola stessa. Il sentimento che animava quel piccolo gruppo di dodici anni fa, che è cambiato e cresciuto col tempo, era (ed è tuttora) sintetizzabile in un’unica parola: passione. Amiamo il teatro in ogni sua forma, e non mi riferisco solo alla meravigliosa sensazione di calcare un palcoscenico: noi leggiamo  teatro, scriviamo teatro, frequentiamo il teatro, portiamo il teatro anche fuori dal teatro stesso e curiamo ogni singolo aspetto dell’opera teatrale, per far sì che, dove in principio non c’era nulla, nasca la magia.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare?
Le difficoltà che una compagnia teatrale amatoriale deve affrontare sono sicuramente più numerose rispetto a quelle di una compagnia di professionisti: alle questioni prettamente “artistiche” (reperimento di testi, allestimento, spese, etc.) si aggiungono infatti problemi di altra natura. Mi riferisco alle difficoltà economiche, tali per cui l’obiettivo di fine anno è non andare in rosso; la difficoltà di conciliare il teatro con il lavoro e gli impegni familiari, che talvolta portano gli attori meno motivati a gettare la spugna, costringendo il resto della compagnia a ricominciare da capo; le incombenze tecniche e burocratiche; la fidelizzazione di un pubblico che vada oltre la ristretta cerchia di parenti e amici, anche in assenza di grandi nomi; e, soprattutto, l’atteggiamento di sufficienza di chi ritiene che “amatoriale” sia sinonimo di “scadente”.

In che modo, in base alla sua esperienza, queste difficoltà possono essere superate?
Ancora una volta ribadisco l’importanza della passione e della coesione della compagnia: le difficoltà sono più lievi, se condivise, e se si lavora per un obiettivo comune.

Cosa sogna, un presidente, per la sua Associazione?
In questi dodici anni la compagnia ha fatto progressi enormi, prendendo parte alle rassegne di prestigiosi teatri, collaborando con enti presenti sul territorio e acquisendo una certa “notorietà” (e le virgolette sono d’obbligo) all’interno dei circuiti teatrali in cui si è inserita nell’ultimo periodo. Per contro, accanto ai nuovi inserimenti ci sono state defezioni che umanamente hanno lasciato il segno e professionalmente hanno rischiato di compromettere il lavoro dell’intera compagnia. Il mio sogno è quindi quello di lavorare con un gruppo coeso, i cui componenti, ciascuno con le proprie caratteristiche, idee e personalità, condividano lo stesso entusiasmo e si completino a vicenda, dividendo equamente oneri e onori.

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