Favara (AG), 16 settembre 2018: Teatranima a Villa Ambrosini

Domenica 16 settembre alle ore 20.30, presso Villa Ambrosini a Favara (Agrigento), la compagnia Teatranima presenta Anna e le altre, studio teatrale tratto da “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello, regia di Salvatore Di Salvo.
La pièce è inserita all’interno della Rassegna Teatrale “Recit’A Villa“, a cura di Antonella Morreale, presidentessa del Centro Italiano Femminile di Favara.

Note di regia:

Con Anna Cappelli, Annibale Ruccello (drammaturgo napoletano scomparso nel 1986, proprio nello stesso anno della stesura del testo di Anna Cappelli), scava nell’animo femminile e universale, lavorando su sentimenti estremi, quali astio, frustrazione e rancore, per raccontare al pubblico una storia al limite della realtà e al tempo stesso iperrealista, dove il desiderio di possesso prima avvolge la protagonista e poi la travolge.
Si può considerare Anna Cappelli un piccolo capolavoro. Si indaga l’animo umano, quindi un tema classico. È sempre nera la materia che Ruccello tratta nei suoi testi: la violenza, l’ossessione di personaggi che vivono una solitudine minacciata ed aggressiva, ignorante e superstiziosa. Ruccello ha avuto però la capacità di elaborare un testo ironico, sebbene cinico e drammatico. Il capolavoro sta in questa miscela. Sono gli anni del boom economico, ma non per Anna, costretta ad abbandonare la sua famiglia, la sua casa, il suo ambiente, per andare a lavorare e vivere in un “altrove” dove non rintraccia nulla del suo passato. “Deportata” in una terra straniera ed inospitale, con ormai nulla alle spalle, ad Anna non resta che cercare di travestirsi, di presentarsi con una nuova identità, nella speranza di poter essere accettata e anche di potersi costruire un nuovo futuro.
Anna affronta un viaggio soprattutto interiore, il percorso di un’esistenza, spesso molto diversa dalle aspettative, dai sogni e dai desideri più reconditi. Un viaggio pervaso dall’incapacità di adattarsi agli eventi che si succedono, nel nevrotico pensiero di riuscire a realizzare, possedere qualcosa che la faccia essere degna di rispetto agli occhi degli altri.
E in questo viaggio interiore, l’apparenza di donna provinciale, ingenua e perbenista, si dissolve nel dipanarsi degli eventi. Anna spazia in lungo e in largo dentro i suoi trascorsi quotidiani e di vita, in mezzo ad altre figure evocate: i genitori, le sorelle, la signora Tavernini (proprietaria e coabitante di un appartamento che Anna vive come una prigione) ed infine il ragioniere Tonino, che personifica l’amore ed il miraggio di riscatto umano, affettivo, economico e sociale. Ma proprio Tonino, innesca la miccia che manda in tilt la fragilità affettiva ed emotiva di Anna. Lui, dopo due anni di convivenza “senza matrimonio”, vuole lasciarla e lei non può permetterlo: è suo e lo sarà per sempre.
Forse è la realtà, forse è un delirio quello a cui lo spettatore è chiamato ad assistere, ma sicuramente è ciò che può accadere ogni qualvolta una donna, un uomo, una società, smarriscono la propria storia e sono costretti a vivere, anzi a sopravvivere, nel vuoto brutale e minaccioso di un mondo che non è più il loro, non è più quello che da bambini si è immaginato ed atteso.
Anna Cappelli, indaga la parte oscura dell’animo umano, il mostro che abbiamo dentro, un’indagine dalla quale l’individuo esce sconfitto, vittima delle proprie angosce e del proprio dolore. In lei si può leggere un chiaro attacco alla società, una previsione realista di quello che col tempo è veramente divenuto uno dei nostri “valori” principali: il possesso delle cose e delle persone.
(Salvatore Di Salvo)

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