Intervista a Daniele Marchesini, presidente della compagnia La Moscheta di Colognola ai Colli (VR)

Daniele Marchesini, classe 1964, ha iniziato a 15 anni adattando testi di Molière per frasette in occasione della festa paesana.
Nell’81 entra in Moscheta. Nell’85/86 frequenta alcuni stage con Calindri e Albertazzi. Negli anni successivi frequenta vari corsi di teatro con Ezio Maria Caserta. Nel ’90 un ulteriore corso con Paolo Valerio.
Nel frattempo diviene un attore della Moscheta interessandosi particolarmente al lavoro dei vari registi che seguono la realizzazione degli spettacoli dell’associazione, fino ad arrivare, nel ’96, alla sua prima regia, con twist di Clive Exton. Da quel momento tutte le opere messe in scena dalla Moscheta fino ad oggi (oltre 20 produzioni) vedono la regia di Daniele.

Presidente, ci dica:

Qual è lo spirito che anima la Compagnia e per quali scopi è nata?
La compagnia è nata nel estate del 1980 e ha visto il primo debutto nel febbraio 1981 in occasione della festa del paese. Tutto è partito dalla volontà di alcuni universitari con il solo scopo di divertirsi salendo su un palcoscenico. Con il tempo però tutto ciò non bastava più e per continuare divertirsi servivano disciplina e un buono spirito di abnegazione, per trovare quella gratificazione che ancora oggi, dopo tanti anni, ci fa andare avanti.

Quali sono le maggiori difficoltà che dovete affrontare?
A parte la burocrazia, sempre più opprimente, trovare spettacoli che mettono insieme divertimento e un pizzico di riflessione, che non guasta mai.

In che modo, in base alla sua esperienza, queste difficoltà possono essere superate?
Le difficoltà si superano con l’esperienza. Quando ero più giovane pensavo di poter fare di tutto, poi mi sono accorto che per rappresentare una storia, un personaggio, ci si aggrappa a un vissuto che ti fa stare in pista. Una associazione teatrale è una sorta di piramide, i giovani anche se bravi devono fare esperienza di vita per poterla usare in scena.
E poi correndo. Per fare una lunga corsa occorre avere fiato: più si corre e più si avrà fiato. Il teatro non è per centometristi, ma per chi fa fondo. Servono molta pazienza e passione.

Cosa sogna, un presidente, per la sua Associazione?
Sognare non costa nulla si dice; vedere della gente che per mezzo del teatro si evolve e guarda alla vita con occhi nuovi mi incoraggia. Tra le tante cose inutili che la nostra società possiede credo che non possa fare a meno del teatro. Il teatro ci serve come l’aria che si respira. Un bel sogno.

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