4 domande ai professionisti del palcoscenico: Daniele Ossola

Intervista pubblicata il 6 marzo 2016

DANIELE OSSOLA, cantante, ballerino, autore, attore e regista teatrale.
Performer poliedrico, si diploma all’Accademia di formazione per lo spettacolo M.A.S. di Milano nel 2006. Tra le discipline studiate nei tre anni di corso: recitazione, dizione, teatro-danza, canto, teoria musicale e solfeggio, musical, danza classica, danza modern-jazz, danza Hip Hop, danza contemporanea, acrobatica. Partecipa a spettacoli teatrali, film, musical, cabaret in qualità di attore, cantante e ballerino e si occupa di regia. Dal 2010 conduce laboratori e corsi di recitazione, espressione corporea e musical ad Ivrea, Torino e Biella.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY.  LEI È D’ACCORDO?
Certamente. Anzi, credo che sia un validissimo strumento proprio per ritrovare quel “contatto umano” che oggi sembra andato smarrito. Penso che il teatro possa essere tante cose per chi lo fa: un modo per (ri)cercare o ritrovare se stessi, per costruire insieme e sicuramente anche un’importante scuola di umanità. E, perché no, un grande strumento sociale.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
Ho sempre avuto un’inclinazione ed una passione per le discipline performative: da bambino il protagonista delle recite a scuola DOVEVO essere io. Scherzi a parte, in realtà la mia prima passione è stata quella del canto, che ho iniziato a studiare a 14 anni. Il teatro e la recitazione sono arrivati dopo, quando mi sono avvicinato al musical. Ho avuta la fortuna di frequentare un’ Accademia che mi ha permesso di studiare recitazione, canto, danza e musica… ma col passare del tempo mi era sempre più chiaro come il teatro fosse la mia casa. L’essermi avvicinato a tante discipline diverse mi ha comunque portato a credere che non esistano delle reali differenze tra le diverse discipline performative e che il teatro possa essere davvero tutto.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Credo sia un’ottima cosa, un veicolo per avvicinare tutti al teatro, anche una maggiore fetta di pubblico. Non ho alcun pregiudizio snob al riguardo, credo solamente che vadano distinti i due “mondi”, quello del teatro fatto da professionisti e quello amatoriale, senza avere pregiudizi in un senso o nell’altro, ma semplicemente riconoscendone le diverse prerogative.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Oh sì, così tante volte! Mi verrebbe da fare nomi e cognomi… ma non lo farò.

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