4 domande ai professionisti del palcoscenico: Nicola Canonico

Intervista pubblicata il 24 gennaio 2016

NICOLA CANONICO, noto al grande pubblico per i ruoli in fiction televisive di grande successo (“Orgoglio”, “Il giudice Mastrangelo” e “Il restauratore” fra le altre).

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY.  LEI È D’ACCORDO?
Assolutamente sì. Io penso che tutto ciò che è arte in generale unisce tutti, e deve unire anche il pubblico. Io non ho mai fatto distinzioni tra ciò che è amatoriale o professionistico. L’importante è che si faccia questa attività con amore e con dedizione, al di là del risultato. Il teatro esercita anche una funzione socio-educativa, è un modo per socializzare, per conoscere gente, è aggregazione, sia che lo si faccia per mestiere che per hobby.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
A Napoli, dove si respira il teatro anche nei mercati, tra i banchi di frutta. Al di là di questo, sicuramente e stato Massimo Troisi che mi ha appassionato e mi ha fatto scattare la molla. E poi tutto il grande teatro napoletano, con Scarpetta e i De Filippo. Ho debuttato a Napoli, al teatro San Nazzaro, in “Yerma” di Federico Garcia Lorca e “Incidente a Vichy” di Arthur Miller (entrambe le opere per la regia di Antonio Ferrante, n.d.r.) prima di iniziare con la fiction e la televisione. Fare questo mestiere non è facile, ma oggi fare un lavoro che piace è un grande privilegio.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Il concetto di amatorialità significa che, per esempio, uno nella vita fa l’avvocato e la sera fa teatro. Ma questo non vuol dire che un amatoriale sia meno bravo di un professionista. Una differenza evidente tra il teatro amatoriale e quello professionale sta forse in quello che riguarda il lato economico: uno spettacolo nell’ambiente professionistico richiede investimenti dell’ordine di decine di migliaia di euro, cosa che nel teatro amatoriale, per forza di cose, non c’è. Quello che c’è, è sicuramente la passione. E con la passione si può emozionare anche con pochi elementi scenici: quando gli artisti sono bravi, la magia è fatta.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Assolutamente sì. Le compagnie amatoriali gli danno giù di brutto (testuale, n.d.r.), sono bravissime. Altre meno, ma del resto capita anche tra i professionisti: ce ne sono di bravissimi ma ce ne sono altri che si ritengono tali solo perché lo fanno come lavoro. Il talento non fa differenza tra amatorialità e professionismo. Tutto sta nella mentalità, nel come si fanno le cose. Il fatto che uno per vivere faccia un lavoro qualsiasi e la sera si ritrovi con altre persone per condividere la passione per il teatro non implica che debba essere meno bravo di chi il teatro lo fa per professione. Se ci sono attori “dilettanti” più bravi di alcuni professionisti? Uh, quanti ne vuoi!

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