4 domande ai professionisti del palcoscenico: Enzo Moscato

Intervista pubblicata il 29 novembre 2015

ENZO MOSCATO, attore, autore e regista  tra i capofila della nuova drammaturgia napoletana.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY.  LEI È D’ACCORDO?
Il Teatro unisce tutti quelli che lo fanno… perché la passione per la scena, sia che resti amatoriale, sia che prenda un indirizzo cosiddetto professionale, resta ( o dovrebbe restare) assoluta. Come assoluta è quella dei bambini per il gioco. O quella dei tifosi per il calcio o per qualsiasi altra manifestazione ludica. Si può diventare famosissimi come artisti di teatro ma se viene via o si smarrisce Il genuino entusiasmo per questo gioco d’auto- rappresentarsi fantasticamente su di un palcoscenico, il mestiere di teatrante diventa un fatto burocratico e non si distingue più dagli altri infiniti impieghi – anonimi e senza gioia – già esistenti nel campo del comune lavoro sociale.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
La mia passione per il teatro ha origini antichissime. Non me lo ricordo nemmeno più quando e come è venuta fuori. Più che una chiamata a far l’attore, l’ho sentita sempre come un invito a scrivere il mio corpo e la mia anima in un modo diverso da quello che sentivo avere nella vita quotidiana, e che non mi soddisfaceva. Sono sempre stato una creatura fantasticante, insofferente dei limiti che mi poneva il cosiddetto principio di realtà. Penso che già la fantasia e il bisogno di fuggire attraverso essa verso orizzonti d’invenzione totale della vita  – e non di mera accettazione e rassegnazione dei confini della stessa – fosse in me, e in età molto precoce, desiderio e necessità di essere/fare Teatro.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Non faccio mai un distinguo fra amatoriali e cosiddetti professionisti, per quanto riguarda la pratica del Teatro. Anzi, talvolta penso che non solo gli amatoriali siano enormemente più bravi di coloro che lo fanno per mestiere, ma che addirittura, in mezzo a quelli che mai sono saliti su un palco o che nemmeno sanno che cos’è il Teatro, ci siano potenzialmente grandi geni sconosciuti della Scena! Questo, ovviamente, non vuol dire che nei non-professionisti non ci sia da studiare e coltivare il Teatro a livelli sempre più profondi e impegnativi: il Teatro è un fatto eminentemente culturale e la cultura può anche essere acquisita nella vita da autodidatti, fuori cioè dalle cosiddette scuole di istruzione che, talvolta, sono solo ‘distruzione’ di ciò che di bello e di originale abbiamo dentro. Voglio dire, insomma, che amatoriali o professionisti che si sia, siamo tenuti sempre a migliorarci e ad elevarci, mai accontentarci o compiacerci di ciò che siamo!

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Certamente. Mi è successo più volte. Come già ho detto dianzi. Soprattutto mi succede di pensarlo o constatarlo quando noto che negli spettacoli o i lavori di alcuni miei colleghi – alcuni dei quali peraltro hanno già raggiunto una fama planetaria! – si è come avvilita o smarrita la vecchia vocazione o passione che pur all’inizio della loro – fortunatissima – carriera debbono, in qualche modo, aver avuto. Sento un senso di disagio e di tristezza, non mi trovo a mio agio. Ciò che vedo sulla scena non ha fuoco, non ha impeto, non ha rabbia, non ha necessità. E’ routine e magari bravura derivante dalla routine, ma, per quel che riguarda lo sconvolgimento dei cuori che il Teatro dovrebbe immettere nel pubblico, non ce n’è per niente. Meno di quel che ce n’è, magari, se ci capita di entrare in qualsiasi ufficio del catasto o del comune, a richiedere informazioni o ‘cacciare’ qualche carta!

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