4 domande ai professionisti del palcoscenico: Saverio Marconi.

Intervista pubblicata l’11 novembre 2015

Saverio Marconi, attore, regista, autore e produttore, direttore artistico della Compagnia della Rancia, sinonimo quest’ultima del musical in Italia.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY.  LEI È D’ACCORDO?
Il teatro dovrebbe essere insegnato a scuola cominciando dalle elementari fino al liceo e all’università. Il teatro bisogna farlo per capire quanto sia importante nella crescita personale. Molto spesso si pensa che il teatro sia solo “recitare” ma non è così. Esistono molte discipline senza le quali uno spettacolo non potrebbe andare in scena. Ci lamentiamo della diminuzione di pubblico ma la vera colpa è della non conoscenza di questo genere di intrattenimento dal vivo. Per spigarmi meglio e far capire quanto il teatro può unire voglio fare un paragone fra il teatro e lo sport. Una squadra di qualsiasi disciplina sportiva per vincere deve far perdere un’altra squadra, è una lotta! Un gruppo di persone unite per battere un altro gruppo! Chi vince esulta chi perde è triste. In teatro la squadra che si forma lotta per vincere, ma quando vince non ci sono sconfitti e se perde tutti sono sconfitti! Se uno spettacolo entusiasma chi lo fa ed entusiasma il pubblico che va a vederlo allora sia i teatranti che il pubblico hanno vinto! Ma se lo spettacolo è brutto la sconfitta è sia per chi lo fa che per il pubblico. Quindi bisognerebbe insegnare teatro fin da piccoli per far capire che si può vincere e crescere tutti insieme se si è uniti.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
La mia passione è iniziata sin da piccolo andando all’opera. Poi ho studiato recitazione, ho frequentato scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze e ho cominciato a fare regie con una compagnia amatoriale di Tolentino (Macerata, n.d.r.) il Guppo Teatro Tolentino. E’ stata una bella palestra per me!

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Se è fatto bene, è Teatro!

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Certo che ci sono degli amatoriali molto bravi ma la differenza fra amatoriale e professionista non è e non può essere la bravura. La differenza sta nel fatto di voler affrontare una strada molto dura e difficile per far coincidere la propria passione con il proprio lavoro e la decisione di far diventare la propria passione un hobby. Solo questa è la fondamentale differenza fra professionisti e amatoriali.

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