4 domande all’Autore: Luigi Lunari

Ecco le risposte che ha dato alle nostre domande Luigi Lunari, drammaturgo, romanziere, storico e saggista lombardo.

Milanese, si occupa di teatro in varie direzioni, dedicandosi per periodi di varia durata all’insegnamento universitario, alla saggistica, alla critica; docente universitario, critico teatrale e musicale, traduttore di più di centocinquanta opere teatrali (“senza intimorirsi di fronte a Shakespeare e senza arricciare il naso davanti a Neil Simon”). Vastissima anche la sua attività saggistica, dedicata in particolare a Goldoni, Molière, Brecht e al teatro inglese dell’Otto e Novecento.

QUANDO HA COMINCIATO A SCRIVERE PER IL TEATRO E QUALE È STATA LA MOLLA CHE L’HA SPINTA A FARLO?
Ho cominciato a dieci anni, con un testo – naturalmente – infantile, a base di Topolino e Paperino. La molla è nel fatto che sono nato con più molecole di teatro che globuli rossi nel sangue. E’ stata una vocazione innata, come per uno che nasca portato per la musica o per giocare a calcio.

COME NASCE UN TESTO TEATRALE?
Per quello che riguarda me, nasce partendo da un fatto che mi colpisce, e che io tengo in testa anche per decenni, modificandolo secondo l'”effetto morphing“, fino a che si concreta in una storia che poi “scrivo”. In questo periodo di maturazione, io metto a fuoco dei personaggi con grande precisione, lasciandoli poi liberi – per così dire – di agire e di parlare. Si direbbe che io mi limiti a trascrivere quello che loro fanno e dicono, limitandomi a sorvegliarli dall’alto.

LE SUCCEDE MAI CHE UN SUO TESTO VENGA INTERPRETATO DAL REGISTA IN UN MODO CHE LEI NON AVEVA NEANCHE CONSIDERATO?
Spesso, soprattutto all’estero: qualche volta ne traggo illuminazioni e indicazioni utili, molto più spesso si tratta di prevaricazioni di registi che sono in realtà degli autori falliti, e che sfogano le loro libidini sui testi altrui; da Shakespeare al povero Lunari.

COSA PENSA DELLE COMPAGNIE AMATORIALI CHE METTONO IN SCENA I SUOI LAVORI?
Intanto penso che hanno scelto bene, e le ringrazio. Poi penso che non esiste differenza tra compagnie amatoriali e professionali: le compagnie professionali sono più ricche ma anche schiave del mercato, quelle amatoriali sono più libere. Poi, naturalmente entrano in gioco intelligenza, studio, ricerca, fantasia, e via dicendo; tutti elementi a costo zero.

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