L’angolo dei professionisti, 4 domande ai professionisti del palcoscenico: Mario Pirovano

Intervista pubblicata il 13 settembre 2015

Queste le risposte di MARIO PIROVANO, attore, traduttore e grande interprete delle opere di Dario Fo.

IL  TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY. LEI È D’ACCORDO?
La mia esperienza è,  che non è affatto così. Anche in questo mestiere, purtroppo, le piccolezze umane hanno il sopravvento. Competizione, arrivismo, voglia di protagonismo, smania di apparire… non consentono di potersi elevare e così avere un rapporto più intenso, più vero e sincero. Al massimo si riesce ad avere un atteggiamento civile e educato, di una rispettosa formalità, che devo sottolineare è già una conquista. Infatti quando si lavora per parecchi mesi assieme, raggiungere anche un situazione di rapporti formali, può essere una soluzione.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
La mia passione per il teatro è iniziata una sera di Maggio del 1983 al Riverside Studios di Londra, dove per la prima volta ho visto Dario Fo e Franca Rame recitare il “Mistero Buffo”.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Penso che si possano fare delle cose eccezionali anche con la sola passione,  tuttavia ritengo che da sola non basti; sono importantI anche un grande impegno, uno studio costante, una voglia di ricercare sempre nuove possibilità, sperimentarsi e misurasi con cose sempre diverse. E’ fondamentale, se si ama questo mestiere, frequentare diverse discipline, che possono così completare e arricchire  quello che all’inizio era solo una “passione”.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE,  DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Sì, innumerevoli volte; ho visto compagnie amatoriali che mi hanno divertito e coinvolto molto di più, di compagnie blasonate e titolate, proprio perché la loro passione era travolgente.

Per informazioni su Mario Pirovano
Il suo sito web
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