L’angolo dei professionisti, 4 domande ai professionisti del palcoscenico: Glauco Mauri

Intervista pubblicata il 30 agosto 2015

GLAUCO MAURI, tra i più importanti attori teatrali viventi del panorama italiano ed internazionale, condirettore della Compagnia Mauri-Sturno.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY. LEI È D’ACCORDO?
Sono d’accordissimo. Il teatro è uno dei miracoli di comunicazione, attraverso cui un uomo può parlare a un altro uomo, dal vivo, senza uno schermo, un intervento tecnologico. È la via migliore per comunicare tra gli uomini. La comunicazione del teatro è quella più incisiva. Quando andiamo al cinema, la pellicola è sempre quella, non cambia mai. In teatro invece ogni spettacolo è diverso, perché il teatro si fa in due: noi attori e il pubblico, noi e la gente.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
Sono nato e vissuto a Pesaro, durante gli anni terribili della guerra. Provengo da una famiglia povera ma che mi ha sempre insegnato ad amare la cultura; mia madre parlava soltanto il dialetto pesarese, ma come tutte le donne del popolo, era molto più intelligente di tante persone colte. Gli unici posti dove ci si poteva incontrare tra ragazzi erano le parrocchie ed io frequentavo quella di Sant’Agostino. Un giorno un mio amico che come me frequentava la parrocchia, mi disse che in via Castelfidardo, in una vecchia chiesa sconsacrata, si stava aprendo una filodrammatica. Allora c’erano filodrammatiche per soli uomini e per sole donne. Ebbi l’incarico di fare il suggeritore. Il regista era un sacerdote, padre Lazzari. Poi faci “carriera”. Debuttai come attor giovane della compagnia il primo gennaio del 1946, a sedici anni. Interpretavo la parte di un ragazzo scapestrato che fugge di casa. A un certo punto il padre si ammala, sta per morire. Il ragazzo lo viene a sapere e torna al suo capezzale. La scena finale era col padre morente su una poltrona ed io inginocchiato accanto a lui. A quel punto doveva chiudersi il sipario, uno di quelli a ghigliottina che invece di aprirsi e chiudersi come una tenda si alzano e si abbassano appunto come una ghigliottina, ma il sipario, appunto, si fermò a metà. Io e l’altro che faceva mio padre rimanemmo per qualche istante immobili e poi il morto si svegliò e disse: “signori, lo spettacolo finisce qui”. Ci fu un boato di risate e di applausi di cui mi ricordo tutt’ora con piacere. Fu allora che pensai, vedendo il sipario che non si abbassava: “Questo sipario rimarrà alzato, per me, per molto tempo.” Ho cominciato da filodrammatico, insomma. Non pensavo minimamente di fare l’attore professionista, ma fin dalla prima volta che ho calcato le tavole del palcoscenico me ne sono innamorato. Poi dopo, a diciotto anni, mi sono trasferito a Roma, solo e senza un soldo. Sono riuscito a entrare all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica e ho cominciato la mia vita nel Teatro.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
È una cosa ottima. Trovo che sia una palestra per esercitare i sentimenti. C’è una frase di Bertolt Brecht che mi è sempre rimasta impressa: “Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte, quella del vivere”. E io sono convinto che il Teatro è tra tutte le arti quella che più di tutte contribuisce all’arte del vivere. Quando io recito spero sempre che la gente esca dal teatro più ricca di quando è entrata.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE,  DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI “?
Sì. Tra le altre cose, a spingermi a dedicarmi al teatro, c’è stato vedere a Pesaro un signore, si chiamava Lirio Arena, un attore della filodrammatica di Ancona. Bravissimo. Quando fondai con Valeria Moriconi, Luzzati, Enriquez e poi anche Scaccia la Compagnia dei Quattro, proposi di scritturarlo. Lui però, era un funzionario delle ferrovie, mi pare,  non poteva lasciare i suoi impegni di lavoro e quindi non se ne fece nulla. Il talento quando c’è va comunque coltivato. Molti rimangono semplici appassionati, ma io li abbraccio tutti perché mi ritengo un amatore del Teatro Amatoriale. In fondo provengo da lì.

per informazioni su Glauco Mauri
il sito della Compagnia Mauri-Sturno

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