L’angolo dei professionisti, 4 domande ai professionisti del palcoscenico: Alessandro Ghebreigziabiher

Intervista pubblicata il 16 agosto 2015

ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER, attore tra i maggiori esponenti italiani del teatro di narrazione, drammaturgo e scrittore.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY. LEI È D’ACCORDO?
Certamente, non posso che essere più che d’accordo.Oltre al lavoro diciamo “artistico”, da almeno vent’anni sono impegnato in ambito educativo e clinico tra le aree più disparate del disagio, utilizzando il teatro come strumento terapeutico e ho visto con i miei occhi quanto possa essere potente nel costruire relazioni, gruppi e agevolare la conoscenza di sé e del prossimo.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
I primi laboratori sono sicuramente stati una tappa fondamentale, scoprire l’esperienza del lavoro prima ancora di andare in scena, ma credo che la passione sia nata molto prima come spettatore. Probabilmente, a parte la presenza vera e propria in teatro, assistere fin da molto piccolo alle continue repliche delle commedie di Eduardo e i film di Totò di cui i miei parenti di Napoli erano ghiotti abbia fatto il suo. In breve credo che abbia funzionato così, vedere e fare, fare e vedere.

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Penso che sia una gran cosa, fare teatro è un’attività speciale per tutti. Mi piace la parola appassionati, credo che la passione sia qualcosa da non perdere mai, a prescindere dal natura più o meno professionale del lavoro che si fa. Mi hanno insegnato che il pubblico, allorché un attore dimostri di amare o meno essere lì, in carne e ossa sul proscenio, lo percepisca più di ogni altra cosa.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Bella domanda. Sì, soprattutto per cosa si intenda il termine bravi”. Sicuramente la tecnica e l’esperienza, frutto di lavoro e qualità sono elementi decisivi, ma a mio modesto parere la voglia di dare e darsi, la presenza emotiva, la partecipazione personale, il rispetto per il pubblico, per l’opera e i colleghi, per il lavoro che si fa e per tutte le persone che lo fanno, la serietà nella preparazione che conduce alla scena non sono scontati, sono frutto di una scelta che un attore amatoriale può fare, a differenza di un professionista, magari col tempo adagiatosi su se stesso.

Per informazioni su Alessandro Ghebreigziabiher
https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Ghebreigz…
Sito web
http://www.alessandroghebreigziabiher.it/
Blog
http://www.storieenotizie.com/
Alessandro Ghebreigziabiher su Facebook
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