L’Angolo dei professionisti, 4 domande ai professionisti del palcoscenico: Pascale Saccone

Intervista pubblicata il 9 agosto 2015

PASCALE SACCONE, attrice e regista teatrale, docente di dizione e impostazione della lettura al Master di Giornalismo Radiofonico e Televisivo alla LUISS, conduttrice radiofonica e televisiva. Ha frequentato la Scuola Biennale di Recitazione con Mario Scaccia, Stage presso il Teatro di Roma con Giorgio Albertazzi, la Scuola di recitazione ed impostazione della voce di Ginella Bertacchi, con Giulio Bosetti, Carlo Simoni, Ileana Ghione. Alberto Bassetti, la Scuola di mimo MTM di Robertino Della Casa e la Scuola di Espressione Corporea di Jacques Le Coque. Ha partecipato come conduttrice a vari programmi Rai sia in radio che in TV e ha lavorato come attrice protagonista e regista nei maggiori teatri italiani, in opere di Ionesco, Pirandello, Goldoni, Feydeau ed altri.

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY. LEI È D’ACCORDO?
Il teatro deve unire tutti…. se questo non accade vuole dire che qualcuno sta bluffando. L’amore per il teatro non conosce la distinzione tra  hobby o professione, la differenza consiste nell’impegno che si dedica al teatro, tempo pieno o “part time” , le scuole che si sono fatte, l’esperienza, ma il teatro in fondo chiede solo una cosa, lasciare un segno nello spettatore, un emozione, qualcosa che lo diverta o lo faccia pensare, una magia che accomuni….e se l’attore, professionista o meno, “non recita”,  il teatro, allora sì, unisce tutti.

COME È INIZIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
La passione per il teatro è iniziata quando andai a vedere con la scuola per la prima volta una commedia. E’ stato un colpo di fulmine, abituati con la televisione, non mi sembrava vero guardare attori a pochi metri da me che riuscivano a farmi entrare in una dimensione diversa, in una storia immaginaria ma reale, l’impeto era quello di voler essere tra loro, in quel racconto che ci proponevano… bellissimo ricordo!

COSA NE PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Il teatro fatto da appassionati va benissimo ugualmente, purché ci sia comunque una tecnica, non si commettano errori paradossali che diseducano alla cultura e alla difficoltà di fare teatro. Amo la spontaneità, la sincerità, ma sono tra quelle che nota se dietro c’è comunque studio e lo apprezzo; l’amore, la passione, la dedizione fanno tantissimo, quasi tutto, ma esiste una preparazione che non va trascurata.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE: “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI”?
Mi è capitato di dire spessissimo che alcuni amatoriali li ho trovati più interessanti dei professionisti per molti aspetti. Alcune volte mi annoio a teatro, per le regie poco fluide,storie un po’ banali,  attori innamorati più di se stessi che del personaggio, e questo vale per i professionisti e per gli amatoriali ma, dando per scontato che nel teatro professionale non dovrebbe succedere, sono più comprensiva nei confronti degli amatoriali. Alcune volte attori talentuosi per motivi diversi non possono diventare professionisti e dedicano la loro bravura al teatro amatoriale, ma si riconosce, si nota subito quel qualcosa in più che soprattutto ad un occhio attento non sfugge, e lavorando molto volentieri con gli amatoriali, non me li lascio sfuggire….

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