4 domande all’Autore: Velise Bonfante

Ecco le risposte che ha dato alle nostre 4 domande Velise Bonfante, autrice lombarda.

Quando ha cominciato a scrivere per il teatro, e quale è stata la molla che l’ha spinta a farlo?
Da sempre scrivo poesie in dialetto. Mi sono avvicinata al teatro quando alcune amiche mi chiesero di fare degli sketch da recitare per carnevale in oratorio. Detto fatto e grande successo. Così, quasi per gioco, dagli sketch si è passati poi alla commedia ed è iniziata l’avventura di una compagnia teatrale amatoriale che recita i miei testi e che calca le scene da più di vent’anni.

Come nasce un testo teatrale?
È strano, ma le idee mi si associano nei modi più strampalati e inusuali e la genesi di una commedia è spesso bizzarra. Due esempi
I cavalli della bisnonna – Una sera, ricordando le vacanze trascorse in montagna si parlava di una nostra amica e del suo cane lupo Falco, di una gita con altri amici e dei problemi sorti quel giorno per la presenza del nostro cane Ugo, del cane Pippo e della cagnetta Cleofe proprio bruttina. Nonostante fosse brutta i maschietti litigavano fra di loro e abbiamo dovuto tenerli legati.
Cleofe: bel nome per un personaggio bruttino di una commedia. Mentre si chiacchierava alla televisione trasmettevano Striscia la notizia con le due vallette, una delle quali si chiamava Miriana. Ed ecco che nella mente mi si sono associati due nomi: Cleofe e Miriana: una brutta e una bella.
Due amiche? No, due sorelle da mettere in competizione, sorelle che avranno una madre, e anche una nonna. Meglio una vecchia nonna bis che diventerà sorda quando si parla di soldi. Sarà l’unica ad averli e a non sganciarli, perché le servono per un funerale di gran classe con la carrozza e cavalli… Titolo: I cavalli della bisnonna.
Villa Artemisia – Ho sempre scritto commedie allegre e mi sarebbe piaciuto, per una volta, osare un dramma, una tragedia.
L’idea mi era nata nel sentire una vecchia signora raccontare di un inverno freddo con strade e campagna coperte di neve e di due bimbe portate a battezzare sul calesse e come nel tragitto fra la casa e chiesa una di loro fosse inspiegabilmente caduta. Quel giorno nevicava e quando se ne sono accorti, sono tornati subito indietro a cercarla. Dicono che ci sia un angelo protettore per i bambini e gli ubriachi e questa vecchia signora ne era certa, anzi certissima perché era ancora lì a raccontare la sua storia.
Da qui lo spunto. Era inverno e volevo per il personaggio principale un nome che contenesse il freddo o il gelo: Argelide più fredda della neve. Immaginai questa stanca vecchia signora. La neve e il gelo di quel giorno che le erano entrati nel cuore. La vidi fredda, autoritaria e intransigente. Con un carattere così forte si era fatta, di sicuro, strada nella vita.E se avesse sposato un conte? E se fosse diventata Contessa?
Atto Primo – Scena Prima: penombra. Argelide sonnecchia in una comoda poltrona e sogna. Rivive la sua vita. La luce si alza ed entra il maggiordomo con un mazzo di fiori da disporre sul tavolo. Altri personaggi? Sicuramente una cameriera.
Inspiegabilmente e incredibilmente i personaggi a questo punto hanno preso una vita propria. Cambiano nome alla contessa che da Argelide diventa Artemisia detta Mimì. Cameriera e maggiordomo la spediscono in vacanza e iniziano allegramente la loro avventura nella commedia brillante in due atti: Villa Artemisia.

Le succede mai che un suo testo venga interpretato dal regista in un modo che lei non aveva neanche considerato?
Capita, e spesso, che un testo si trasformi per mano di un regista e, la stessa commedia recitata da compagnie diverse, cambiando attori, scene e costumi, sembri un’altra rappresentazione.
Scrivo commedie in dialetto e trovo sottovalutata la genialità di questi bravi registi amatoriali, apprezzati solo a livello locale e non nazionale e che, a volte sprizzando scintille, col loro lavoro propongono e mantengono vivo il nostro dialetto, il nostro parlare e le nostre radici.

Cosa pensa delle compagnie amatoriali che mettono in scena i suoi lavori?
Trovo ammirevole, nelle compagnie amatoriali, la passione per il teatro che spinge la gente a recitare, a far le prove dopo una giornata di lavoro, a tentare di divertire e di divertirsi. La bellezza di queste compagnie è che, spesso, con pochi mezzi, ottengono risultati strepitosi. A volte questi mezzi sono davvero pochi e per ricompensa hanno solo tanti applausi a fine commedia.

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