Nostra intervista al Presidente Nazionale della UILT

Antonio Perelli, piemontese di nascita e romano di adozione, una laurea in Filosofia, è Presidente della Unione Italiana Libero Teatro dal giugno del 2015, dopo aver ricoperto gli incarichi di Direttore del Centro Studi nel biennio 2004/2005, Segretario della UILT Lazio dal 2006 al 2011 e Vicepresidente dal 2011 al 2014. Ex insegnate in pensione, è un vero appassionato di teatro, ha frequentato numerosi corsi ed ha fatto parte di varie compagnie amatoriali. Gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali ha cortesemente accettato di rispondere.

PRESIDENTE, QUAL È LA SITUAZIONE DEL TEATRO AMATORIALE IN ITALIA?
Se la si guarda dal punto di vista di chi lo pratica, la risposta è positiva. La UILT ha quasi 15.000 iscritti ed è diffusa in tutte le Regioni tranne la Val d’Aosta, per un totale di più di 800 Compagnie, che realizzano circa 2000 spettacoli nuovi ogni anno. Nonostante la crisi economica, la passione per il teatro è sempre presente e sentita. Sono convinto si tratti di un enorme risorsa culturale per l’Italia e un potenziale umano da non sottovalutare.

QUALI DIFFICOLTÀ INCONTRANO LE COMPAGNIE AMATORIALI?
Le difficoltà sono legate alle disposizioni di Legge, dal Codice Civile alla legge sulla Sicurezza, che vanno dall’Atto Costitutivo ed allo Statuto alla compilazione dei documenti di valutazione del rischio per ogni spettacolo; poi c’è la necessità di avere un rappresentante legale, un responsabile della sicurezza, una sede per riunirsi e per provare, un teatro da affittare, una pubblicità da fare, nonché tutto l’impegno personale, fatto di perdite di sonno e di tempo libero, di applicazione e di studio.

IN CHE MODO LA UILT LE AFFIANCA PER SUPERARE QUESTE DIFFICOLTÀ?
In tutto quanto esposto prima, la UILT aiuta i suoi iscritti, con consigli di natura giuridica, economica e pratica. In più forniamo agli iscritti varie agevolazioni: in virtù di un accordo con l’INPS ex ENPALS, l’esenzione della richiesta di agibilità, per conto nostro un’assicurazione per eventuali danni subiti o causati durante le prove e gli spettacoli, una bellissima rivista trimestrale (“SCENA”) di cultura teatrale e non solo, con notizie sulle Rassegne e le attività in corso. Ma il “fiore all’occhiello” è il nostro (nel senso che in Italia e credo in Europa lo abbiamo solo noi) Centro Studi Nazionale, che organizza stage, corsi di formazione e di educazione teatrale, incontri e seminari con maestri del teatro europeo, convegni, rassegne, eccetera. La sua finalità è quella di far crescere qualitativamente il livello della formazione teatrale degli iscritti e quindi il livello artistico degli spettacoli, perché non si possa dire che il teatro amatoriale è un teatro di “serie B”, ma soltanto teatro, fatto solo per passione e non come professione, ma pur sempre Teatro.

COSA DOVREBBERO FARE, LE ISTITUZIONI, PER VENIRE INCONTRO ALLE ESIGENZE DELLE ASSOCIAZIONI DI TEATRO AMATORIALE?
Bella domanda, che bisognerebbe girare alle cosiddette Istituzioni, che solo a parole (volevo dire a chiacchiere) difendono ed esaltano il valore della cultura ma poi, quando si tratta di finanziarla e di favorirne la diffusione, fanno “orecchie da mercante”. In realtà potrebbero fare molte cose; gliene cito solo qualcuna: sostenere economicamente l’Associazionismo di volontariato e di promozione sociale (a noi il MIBAC ha tolto un contributo annuale che, pur essendo poca cosa, ci gratificava come riconoscimento del nostro lavoro), che porta teatro e cultura là dove né lo Stato né nessun professionista arriva (scuole, luoghi disagiati, carceri, disabili, malati di mente, etc.) rendendo un servizio gratuito alla società; fare alle Associazioni almeno delle agevolazioni fiscali (è assurdo mettere sullo stesso piano fiscale chi organizza uno spettacolo per professione e chi lo fa da dilettante devolvendo in beneficenza l’incasso); obbligare la SIAE ad essere con noi meno esosa (io ho pagato una volta alla SIAE 24 euro + iva per aver fatto suonare
durante uno spettacolo di dilettanti 30 secondi di musica di Mascagni!); in una frase, considerarci di più, perché facciamo gratuitamente e pagando tutte le tasse un lavoro formativo che non fa nessun altro!

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