4 domande all’Autore: Valerio Di Piramo

Ecco le risposte che ci ha dato Valerio Di Piramo, autore toscano. Il suo ultimo lavoro, Ajo’!, è scaricabile direttamente anche dalla pagina del nostro sito a lui dedicata.

QUANDO HA COMINCIATO A SCRIVERE PER IL TEATRO E QUALE È STATA LA MOLLA CHE L’HA SPINTA A FARLO?
Certamente la curiosità di misurarmi con qualcosa di nuovo, di semisconosciuto, qualcosa che nemmeno sospettavo potessi darmi così tante soddisfazioni. Naturalmente per cominciare a scrivere di teatro vengono meno quasi tutti gli elementi che compongono una scrittura tradizionale, e quindi si scopre che sono i colloqui e le pause che mandano avanti le varie situazioni, e non le descrizioni; e piano piano si arriva anche a capire dove il pubblico vorrà ridere o piangere, e lì, proprio in quel punto, andrà inserita la battuta ad effetto. in pratica non è altro che una violenza sui sentimenti degli spettatori.

COME NASCE UN TESTO TEATRALE?
Un testo teatrale nasce sempre e comunque da un’idea. Poi va creata una storia credibile, solida e di effetto, e mentre il contorno prende forma l’idea va lavorata e plasmata per renderla docile nelle nostre mani, e far sì che a poco a poco scivoli dentro la commedia quasi senza neanche accorgersene, amalgamandosi con i personaggi e prendendo così il sopravvento su tutti gli elementi presenti.

LE SUCCEDE MAI CHE UN SUO TESTO VENGA INTERPRETATO DAL REGISTA IN UN MODO CHE LEI NON AVEVA NEANCHE CONSIDERATO?
Pochissime volte, ma se succede di questo bisogna esserne contenti. Vuol dire che il regista in questione ha individuato un’altra dimensione del lavoro teatrale, quasi un universo parallelo che non era stato considerato dall’autore: la cosa importante è che l’interpretazione venga condivisa, magari per limare o sistemare le situazioni che potrebbero scaturire da questa diversa visione della commedia. Credo che il teatro sia soprattutto collaborazione, in tutti i sensi.

COSA PENSA DELLE COMPAGNIE AMATORIALI CHE METTONO IN SCENA I SUOI LAVORI?
Ne sono sempre piacevolmente sorpreso. E’ chiaro che le compagnie amatoriali, proprio per questa loro caratteristica, quando mettono in scena una commedia lo fanno sempre in maniera diversa, cercando di sfruttare al meglio il bagaglio di conoscenze e le capacità che hanno dentro il gruppo. Direi anche che è questa una delle cose che differenzia il teatro amatoriale da quello professionistico: il primo deve necessariamente far affidamento su tutta la compagnia, il secondo quasi sempre fa perno su un nome o più nomi di attori di grido che serviranno da richiamo per il pubblico.

Questa intervista compare anche sulla pagina dedicata all’autore

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