Intervista a Salvatore Marino

Abbiamo rivolto a Salvatore Marino, attore teatrale, cinematografico e televisivo, noto al grande pubblico soprattutto per le sue apparizioni in numerose trasmissioni nella veste di surreale giornalista di TG, alcune domande a margine della rassegna Corto Circuito Teatrale (vedi articolo) della quale è stato graditissimo ospite e testimonial. Sono le stesse 4 domande che abbiamo rivolto a molti altri professionisrti del palcoscenico e che potete trovare riunite nella sezione L’Angolo dei Professionisti

IL TEATRO UNISCE TUTTI QUELLI CHE LO FANNO, SIA COME PROFESSIONE CHE COME HOBBY. LEI È D’ACCORDO?
Quelli che lo fanno per passione sono addirittura più importanti, e forse anche più seri, perché non c’è in loro il lato esclusivamente venale legato all’esigenza di dover necessariamente tirare su una paga. Sono alleggeriti da questo aspetto economico e quindi la passione prevale su tutto.

COME È COMINCIATA LA SUA PASSIONE PER IL TEATRO?
Non lo so. Il Teatro è qualcosa che si ha dentro, quindi in un certo senso non è cominciata, ma c’era già, a un certo punto l’ho “tirata” ed è venuta fuori. Poi naturalmente le prime recite scolastiche e successivamente mi è venuta l’idea di provare a farlo professionalmente. Ho frequentato prima l’Accademia Scharoff e dopo il Laboratorio di Gigi Proietti e di lì è partito tutto. Il Teatro continua ad essere per me un’attività di importanza fondamentale, nonostante il grande pubblico mi abbia conosciuto soprattutto attraverso la televisione. Il Teatro mi consente di esprimermi, diciamo così, a 360 gradi, cosa che né il cinema né la televisione permettono per ovvi motivi. E quindi continuo con almeno un paio di produzioni ogni anno.

COSA PENSA DEL TEATRO FATTO DA SEMPLICI APPASSIONATI?
Secondo me il Teatro Amatoriale è importante, è fondamentale perché è anche educativo e prepara il pubblico, lo predispone a frequentare i teatri. Quello amatoriale è un Teatro non professionale nel senso che è legato soltanto a una passione che si ha e che quindi non può essere assimilato al teatro professionale ma che allo stesso tempo non può essere definito di Serie B. Il Teatro Amatoriale è di Serie A, punto.

LE È MAI CAPITATO, DOPO AVER ASSISTITO A UNO SPETTACOLO AMATORIALE, DI PENSARE “QUESTI QUI SONO PIÙ BRAVI DI ALCUNI PROFESSIONISTI?
A me capita spesso. Si vedono compagnie amatoriali che lavorano con grande passsione al punto che superano, come veicolo emozionale, il professionista.

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